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Le regole del teatrino

Vivo in un piccolo comune ai piedi dell’Etna.

La sera, finite le faccende quotidiane, mia figlia ed io ce ne andiamo qualche ora al Parco Comunale, per godere dell’aria fresca della sera.

Ieri, al parco, c’era uno spettacolo teatrale per bambini.

A terra, sotto un piccolo teatrino di fattura artigianale, stuoie e tappetini colorati accolgono i bambini che desiderano assistere allo spettacolo.

Sono curiosa e mi fermo ad ascoltare.

Un giovane alto e bruno, in calzoni t-shirt e scarpe da tennis, presenta ai bimbi lo spettacolo.

“Tutti da piccoli inventiamo storie … io, anche se sono cresciuto, non ho smesso e vi racconterò una storia scritta da me!”

Prende tra le mani un libro illustrato e comincia la narrazione, mimando e imitando forme e voci dei personaggi.

I bimbi tutti attenti. Applausi dopo il finale.

Il giovane si nasconde dentro il teatrino ed ha inizio lo spettacolo vero e proprio. Preceduto da una piccola, interessante premessa.

Una ragazza, rotonda e olivastra, si avvicina ai bimbi ed enuncia “Tre regole fondamentali” per goderci lo spettacolo.

I bimbi ancora tutti attenti.

1. “Bisogna stare in … ? SILENZIO”

2. “Bisogna stare … ? SEDUTI”

Poi una piccola scenetta per smorzare la tensione, e appaiono dalle tende del teatrino due mani che mimano un ragno e piccione dispettoso.

3. “E la regola più importante? BISOGNA DIVERTIRSI!!!”

I bimbi ancora seduti, attenti. La ragazza esulta per incitare gli animi dei giovanissimi spettatori.

Poi la mia piccola si è innervosita: ci sono molte zanzare al parco quando fa tanto caldo e siamo tornate a casa.

Avevo molte idee su come dare inizio alle riflessioni in questo blog, ma alla fine questo episodio di vita quotidiana mi da il LA più intonato.

Le tre regole, alle quali i bambini vengono invitati ad obbedire durante lo spettacolo, sono in fondo condivise dalla ragione e dal costume comune. Siamo tutti stati infastiditi dallo squillo di un cellulare in sala, o dal brusio di qualcuno che perdendo interesse chiacchiera col vicino di poltrona, o dal crunch crunch di chi sgranocchia patatine, o dai soliti ritardatari.

Al Festival di Salisburgo mi è capitato di sentire una voce registrata che con tono gentile ma deciso invitava il pubblico ad assicurarsi di aver spento i telefoni cellulari e di rimanere in silenzio per la durata dello spettacolo, prima che entrasse in scena l’artista.

E nei Cinema Multisala, in genere un’animazione colorata e spiritosa fa le stesse raccomandazioni.

Perciò, perchè stupirsi in fondo: si tratta di buona educazione … certamente sì. Ma non solo.

Esiste forse anche un diffuso senso della sfiducia nei confronti del fruitore d’arte.

Nella Piazza della Residenza a Salisburgo, ogni estate vengono proiettate su un megaschermo i grandi allestimenti d’opera della stagioni degli anni precedenti, gratuitamente. Si ascolta Mozart, magari mentre un bimbo gioca vicino alla grande fontana (il cui getto d’acqua è chiuso per l’occasione) e capita che i turisti, ciondolando in piazza abbassino naturalmente la voce per non disturbare la visione; da lontano si sente il rumore degli zoccoli dei cavalli che tirano le carrozze turistiche e il clic clac delle macchine fotografiche. 

A Catania d’estate si va all’Arena, a vedere i film all’aperto. Qualche volta si sente qualcuno mettere a posto le pentole da una cucina aperta per il troppo caldo, in un palazzo vicino, o un automobile di passaggio. In genere però dai balconi regna un certo rispettoso silenzio domestico.

Nessuno fa caso a questi rumori di fondo, che diventano parte integrante dello spettacolo stesso.

Quello che voglio dire è che l’ascolto è un’azione naturale, una disposizione semplice che non ha bisogno di essere preparata. Se sta per succedere qualcosa è naturale che si rimanga fermi e in silenzio.

Perché allora ci raccomandiamo alle tre regole? Delle quali la terza in fondo è la più irragionevole.

“Bisogna divertirsi.” Da spettatrice mi sono sentita un po’ imbarazzata. Obbligata ad apprezzare lo spettacolo prima ancora di poterlo vivere.

Perché l’arte, tutta e in ogni sua forma ed espressione, è un’esperienza e come tale va interiorizzata e valutata, accolta tra i propri ricordi e trasmessa.

Credo che queste tre regole, così comuni e ragionevoli, siano alla base della crisi che oggi esiste tra l’arte e l’uomo.