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Pennellate IV

Ci stiamo annoiando un po’, G. I. (17 mesi e giorni) ed io.
Sembra non ci sia davvero niente di interessante da fare.
Il pomeriggio è arrivato lentamente, dopo la nanna e la merenda.
Il tempo non è invitante. È ventoso fuori, e quasi bigio.
Apro l’ anta di un mobile pensile per prendere qualcosa e a G. I. viene l’ idea.
Indica qualcosa dentro il mobile con la sua manina e lo sguardo pieno di attesa. Poi indica la sua sediolina.
“Ahn! Ahn! Aaahhhnnn!”
Sbatte i piedini e si tiene le mani unite vicino al petto. È praticamente una supplica.
“Davvero? Vuoi dipingere?!”
“Aaahhhnnn!!!”
Prendo i colori, i pennelli, preparo il foglio. L’ impazienza la divora.
Manca … Cosa manca …
“Aaahhhnnn … Mammà!”
L’ acqua. Prendo un bicchiere con un po’ d’acqua.
Lei mi porge il suo grembiule.
È tutto pronto.
Ho messo su Keith Jarrett: qualcosa che abbiamo ascoltato per tanto tempo, qualcosa che sia come il velluto, intimamente lucente, senza tremori o schianti.
G. I. è concentratissima.
Poi si volta verso le prime note e riprende a dipingere.
Mi guarda.
“Te la ricordi vero?”
Sorride. Si scuote un po’. Dipinge.

Mi chiedo che forma abbiano i suoi ricordi.
Non so immaginarlo.
Una linea, un’ombra, una scossa, un bagliore, una goccia, una carezza, un sussulto. Cosa?
Lei era lì: respirava dentro la mia pancia, sentiva il mondo muoversi, lo sentiva sulla sua pelle, vibrare, dentro il mio corpo.
Nel buio.
Sentiva questa musica e il mio respiro.
E adesso, ricorda. Sono sicura.
Si volta come qualcuno che ritrovandosi in un luogo già visitato, si sorprende e poi si rassicura.
Ed è così quieta adesso, e fluida nella sua attività. Delicata come una creatura di carta. E conosce ogni cosa di questo momento, meglio di me, ma è un segreto.
Foto di Valerie Condorelli