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Ciuchini

“Io mi trovo spesso imbarazzato perché vorrei per esempio che i miei allievi scegliessero loro il tipo di repertorio, gli autori che preferiscono insomma, e devo dire che troppo spesso si tirano indietro perché appunto non sono abituati ed è anche colpa mia, senza dubbio (mancanza di tempo, difficoltà obiettive): non possono esplorare per conto loro tutto quel campo enorme che noi abbiamo a disposizione, e operare delle scelte. Cioè quando le scelte le fanno fare a me, io non contento; sì, cerco di aiutarli, però preferirei che le scelte le operassero loro.”

Bruno Canino, intervista da C’è musica e musica – III puntata, trasmissione di Luciano Berio 1972

Quel campo enorme oggi sta su Youtube, Spotify e tutte quelle altre applicazioni che ci portiamo dietro in ogni istante delle nostre giornate; sta nelle opportunità che la scuola offre gratuitamente in tutte le attività extra curriculari come i PON e i progetti didattici; sta in tutte quei laboratori offerti da enti privati che animano le letture, insegnano a cucinare, in cui si parlano le lingue straniere e dove l’arte è proposta in tutte le sue forme; e si potrebbe continuare all’infinito con l’elenco delle possibili scelte offerte oggi ai bambini e ai ragazzi.

Sono così tante le possibilità in realtà, che noi adulti, genitori o insegnanti, spesso ci dimentichiamo di fare la domanda importante e siamo noi stessi travolti da desideri che restano a metà.

Negli anni Settanta gli artisti ragionavano sulla scuola ideale:

“La centralizzazione e l’autoritarismo sono i veri nemici della scuola ideale; com’è anche nemica della scuola ideale l’iniziativa lasciata ai giovani allievi che non abbiano ancora acquisito i mezzi per operare delle scelte significative.”

Luciano Berio, da C’è musica e musica – III puntata

A me la scuola, come la realtà che abbiamo costruito, in questi ultimi cinquant’anni ricorda tanto Il Paese dei Balocchi: distribuiamo gioie e dissennatezze, elogi e frustate, sregolatezze e privazioni, in una giostra infinita che corre ad un tempo che va da se, con i ritmi delle macchine e degli aggiornamenti. Gli anziani si sottraggono al ruolo di guida, perché erano abituati a insegnare quello che loro avevano faticosamente appreso. Di questi tempi sembra ci sia troppo da sapere che nemmeno loro sanno o sanno fare. Gli adulti sono molto occupati a contare lo stipendio e farselo bastare per tutte le cose da fare sapere conoscere avere di generazione 2.0. I bambini, mentre spiegano ai nonni come usare lo smartphone, perdono la fiducia e ci osservano disillusi, e crescendo si fanno apatici e rabbiosi, quasi si rifiutano di scegliere, perché possono rimbalzare da una cosa all’altra, senza soffermarsi troppo a lungo a percepirsi, né sopra né sotto la pelle o nel cuore.

Sdraiamoci sul pavimento e respiriamo, intanto.

 

 

 

 

Passaggi di Stato III

Gli anni eterni: letture di una studentessa.

Le materie di insegnamento entrate nella nostra tradizione didattica si possono ridurre a quattro: la scrittura, la ginnastica, la musica e, secondo alcuni, il disegno. […] quanto alla musica ci sono molte discussioni. Ora i più la imparano semplicemente per diletto, ma gli antichi la inserirono nei programmi educativi, perché la natura stessa, come si è detto spesso, non cerca solo delle rette occupazioni, ma anche un ozio decoroso: e questo è, torniamo a ripeterlo, il principio di tutte le nostre azioni.

[…] non è facile stabilire qual proprietà spetti in proprio alla musica né dire per qual fine la si pratichi, se per gioco o per ristoro, come il sonno ed il bere […] o se piuttosto si debba ritenere che la musica tende alla virtù in quanto, come la ginnastica sviluppa nel corpo certe qualità, così essa può stabilire certi caratteri morali e può abituare a godere rettamente oppure […] essa contribuisce alla nobile occupazione del nostro ozio e alla nostra saggezza.

Non c’è dubbio allora che non bisogno educare i giovani ponendosi come fine il gioco, perché giocando non si impara, dal momento che l’apprendimento è accompagnato da dolore.

E ai fanciulli ed ai giovani non si addice neppure il riposo, ché non conviene il godimento del fine a chi non ha ancora raggiunto la maturità finale.

[…] in nome di che i giovani dovranno imparare proprio essi la musica e non, […], procurarsi il piacere che essa dà e le nozioni che la riguardano per mezzo di qualcuno che professionalmente la eserciti? 

[…]

La prima ricerca che ora dobbiamo condurre è quella che occorre per stabilire se la musica debba o meno essere inserita nel sistema educativo e quale delle tre proprietà […] spetti ad essa, se quella educativa, quella ricreativa o quella di strumento di riposo. Ma probabilmente essa serve per raggiungere tutti e tre questi scopi in quanto essi le appartengono secondo la sua natura.

[…] bisogna evidentemente imparare soprattutto il retto giudizio e il costume a godere delle abitudini convenienti e delle belle azioni, ed acquisirne la capacità.

[…] 

Ora bisogna affrontare una questione già tratta prima: se i giovani debbano essi stessi apprendere a cantare ed a suonare o no. […] ché è cosa ben difficile se non impossibile il diventare buoni giudici di attività che non si sanno eseguire. D’altra parte ai fanciulli bisogna pure procurare un qualche passatempo e a questo proposito ottima escogitazione è stato il sonaglio di Archita, che si dà ai bambini […]. Quel sonaglio è adatto all’infanzia, ma l’educazione è il sonaglio dei più adulti.

[…] Risulta pertanto evidente che l’apprendimento di essa non deve riuscire di ostacolo alle ulteriori attività né fare del corpo un puro strumento meccanico rendendolo inadatto alle occupazioni guerresche o a quelle politiche, impedendo ogni disponibilità per la pratica o per la teoria. 

[…]

Dall’uso degli strumenti e dall’esercizio dell’arte noi mettiamo al bando l’istruzione professionale, intendendo per istruzione professionale quella che ha di mira la preparazione per gli agoni. Chi pratica l’arte in questo senso non tratta la musica come un mezzo per realizzare la propria virtù, ma mira esclusivamente al piacere degli uditori, senza preoccuparsi se sia o meno elevato: appunto per ciò riteniamo che questa attività sia servile e non degna di un uomo libero.

Aristotele, La Politica libro VIII

La scuola

Immaginate sassolini, conchiglie, biglie colorate, coriandoli, appunti, petali e foglie, gusci, brandelli di stoffe colorate, ciondoli.
Immaginate che vengano messi in una scatola e di entrare voi stessi nella scatola.
La scatola poi sta lì, enorme, e qualcuno ci passa intorno, la urta, e un poco le cose dentro urtano tra loro, e poi niente.
Se c’è abbastanza luce qualcosa brilla, se vi spostate un po’ vi si muovono tutto intorno quei tesori. Se ascoltate sembra frastuono, sembra musica. Forse qualcun altro è caduto o si è infilato nella scatola. Forse qualcuno ci sta da lungo tempo.
Immaginate di uscire dalla scatola e niente sembrerà più lo stesso.