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Don Din Don!

Caldo. Umido.
In città il tempo è lento, insopportabile.
Allora si va a fare una passeggiata in un paesino etneo.
E bisogna coprire le spalle, altrimenti anche il gelato fa venire un brivido.
– Mamma! Brrruuuuuuu!
C’è G. I., la mamma, il papà, il nonno e la nonna.
G. I. (quasi 2 anni) ha visto la fontana con i zampilli colorati.
– Mamma! Blau!
Intorno, le voci degli altri bimbi, i rintocchi del campanile, uno spettacolo all’aperto, le nostre chiacchiere.
Nel vento leggero, mi sento viva e bella. Lo prendo per mano, mio marito, e ci diamo un bacio, affettuoso, fugace.
Al parco giochi c’è il dondolo.
– Alto alto! Tola tola!
G. I. non andrebbe mai via.
Noi grandi però siamo un po’ stanchi, anche se lei ha quasi le lacrime.
E il nonno, in macchina, comincia a cantare.
– La campana fa don din don…
– Don din dan!
– Ed il gallo…chicchirichí!
– Chicchirichí!!! … Mamma!
– Qual è il titolo della canzone, nonno!?
– Eh…non so…me la cantava la mia mamma! È passato tanto tempo…la canto con Greta adesso. La campana fa…
– Din dan don!
– Ed il gallo…
– Chicchirichí!
È una sera come tante e si torna a casa con un pizzico di leggerezza.

Aurelio Fierro, Amor di pastorello

Quel che resta …

Era un pacchettino natalizio. Un carillon.
White Christmas.
L’ anno prima che G. I. nascesse. Una cosina semplice, che mi ha regalato una ragazza deliziosa, e che è rimasta lì tutto quel tempo, ad aspettare sullo scaffale della libreria.

Oggi G. I. (18 mesi e 4 giorni) deve giocare in veranda, ha il raffreddore.
Ma prima bisogna avere qualcosa di interessante da fare.
Con il papà, stanno frugando nel pensile delle cianfrusaglie.
– Guarda Greta!
Lei ha il nasino all’ insú e aspetta.
– Ah! Papà!
Tende le manine. Papà gira la chiavetta e si sente la melodia, un po’ stonata.
– Tieni. Te lo ricordi?
G. I. prende il pacchettino tra le mani e siccome c’è attaccato un campanellino, si sente il tintinnio mentre corre a sedersi al sole. Sta trafficando. Il papà è appoggiato al davanzale.

C’è vento e dev’essere sua la colpa. O magari è da quando aveva tre mesi che G. I. non riusciva ad immaginare perché un pacchettino di cartone potesse produrre una melodia.
In fondo non sono le cose che cambiano, ma cambia il nostro modo di conoscerle.
A tre mesi non riusciva ancora ad afferrare bene le cose. E c’erano i nastrini colorati, il campanellino, la cordicella, e questa bella immagine rotonda e verde con qualcosa di rosso. Se ne stava nella sua sdraietta ad ascoltare e fissare, mentre facevo la doccia o qualche faccenda.
A sei mesi poteva ormai afferrare il pacchettino dai manici e qualche tempo dopo andarsene in giro sbatacchiandolo.
Dopo il trasloco lo avevo messo da parte, per ricordo.

La melodia rallenta, rallenta, si spegne.
– Ecco … Lo ha fatto a brandelli …
Ma sembra molto soddisfatta della scoperta.
– Papà! Papà!
Lui prende la scatoletta nera che lei gli porge e gira ancora la chiavetta.
White Christmas.

La sera il vento non ha ancora smesso di fischiare.
Abbiamo raccolto i resti del pacchettino e la scatoletta.
– Mamma!
– Vuoi sentirla?
Sorride. Non sa ancora dire sì.
Lei si mette in piedi, stringe la scatolina nera al petto, si dondola e poi mi saluta con la manina. Esce dalla stanza e chiude la porta. Io resto seduta sul pavimento, a qualche passetto.
Toc toc.
– Chi è!
Lei apre, si avvicina, mi da un bacio.
E torna a chiudere la porta, scomparendo.
Toc toc.
– Chi è?
Si affaccia, oltrepassa la soglia, richiude la porta.
– Ahia!
Si è pizzicata un poco il dito. È difficile fare tutto tenendo il carillon stretto stretto con l’ altra mano. La musica rallenta, lei si siede di fronte a me e ascolta.
– Mamma!
Carico il carillon e il gioco ricomincia, di nuovo e ancora, ma ha imparato a non pizzicarsi più il dito.

G. I.’s friday night jam sassion

È venerdì sera. H 10 pm.
Siamo un po’ stanchi, mio marito ed io. Non ricordo bene il perché.
Ma G. I. (14 mesi e 18 giorni) ha voglia di stare in allegra compagnia e organizza i giochi.
Nella sua scatola ci sono i mattoncini di legno, le costruzioni di gomma e qualche strumentino.
Io sono seduta sul tappeto e il papà sul divano.
G. I. guarda molto seriamente dentro la scatola con il musetto lungo.
– Hm! Tah!
Prende il triangolo, impugna il battente e suona.
Ding. Dingdidingdidingdiding.
– Ahahahahahah!!!
E porge il triangolo al papà.
In genere, dopo queste piccole performance, G. I. batte le mani arricciandosi tutta. Stasera ha qualcos’altro per la testa.
Suona il papà.
Ding. Didingdiding.
Ascolta. Ci pensa su.
Lei attende che abbia finito con le manine pronte. Prende il triangolo e lo porge a me, ma tiene lei il battente.
Dlindilindilindilin. Dlindilindilin.
– Papà!
Sbatte i piedini a terra, è contenta.
Ha un’espressione buffa, con il pigiama e la vestaglietta. Ma è molto, molto seria. Lei e il papà si scambiano per un po’ lo strumento.
Suona lei.
Dingdidingdidingdiding.
Suona lui.
Dlindilindilin.
Papà tiene il triangolo e G. I. suona.
Dlindilindilindilin.
– Ah! Ahah!
Ride, ci guarda, con gli occhi grandi.
È deciso: papà suona il triangolo.
Mamma … ha trovato l’ ovetto sonoro!
Scschcccschcccscsch.
Lei un istante si ferma. Puoi scuote le braccia e mi invita a suonare ancora.
Dlindilindilindilin.
Scschcccschcccscsch.
– E Greta Ilda?
Body percussion!
Batte i piedini a terra e con le manine si batte ritmicamente il petto.
– Oh! Oh! oh!
E ride, esprime tutta la gioia del mondo.
– Ahahahahahah!!!
Si arriccia.
Applausi.
Mi viene incontro, si stringe a me, tira fuori una tetta e ciuccia.
Goodnight everybody!!!