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Bolle

Capitano domeniche terribilmente noiose.
Il colore del cielo è sbiadito dalla coltre di foschia e l’ aria è umida e densa.
G. I. (12 mesi e 19 giorni) ed io stiamo da troppe ore a casa. A me sembra ormai che queste grandi stanze siano troppo buie e silenziose in questo pomeriggio. Mi sento disorientata e irrequieta.
G. I. si sveglia dopo un pisolino breve come un alito di vento.
Sistemo tutto in borsa e usciamo a fare una passeggiata.
L’ Etna è un enorme ombra grigia.
Il lungo, antico viale per il quale ci incamminiamo è animato.
Dai bar arrivano le voci della domenica calcistica, le automobili passano senza fretta, i negozi dei cinesi sono aperti.
G. I. si guarda intorno.
– Aaaiiiaaaiiiaaaaaa!
E io rispondo.
– Aaaiiiaaaaa!
– Iiaaaiiiaaaiiiaaa!
– Andiamo alla Villa Bellini!
– Aaaiiiooo!!! Ooohhh!!!
E quando arriviamo ci sono tutti: fanno jogging, vanno in bici o sui pattini, giocano con i bambini, mentre i bambini giocano, portano in giro il cane, passeggiano, chiacchierano, siedono sulle panchine, aspettano, leggono, guardano, parlano al cellulare, amoreggiano. E io vorrei che fossero rimasti a casa o da qualche altra parte.
G. I. si lamenta.
Mi siedo su una panchina, sotto alti alberi di cedro. Lei è davanti a me, seduta sul passeggino, con l’ espressione curiosa.
– E ora?
– Facciamo le bolle!
Le bolle di sapone.
– Mgnammegnammegnà!
Soffio.
Volano, piccole, veloci.
Inafferrabili.
Svaniscono.
Lontano.
Intorno.
Alcune volano a lungo.
– Gnammégnammé!
– Non le puoi tenere…nemmeno mamma può…non si può…
– Mgnammemgnammé!
Il suono di passi in corsa; risate; automobili e clacson; voci; passi, lentamente; e di nuovo.
Bolle.
Grandi.
Alberi.
G. I. muove le mani, piccole.
Inseguendo, fuggono.
Attendono.
E pare di non sentire più nulla.
Dentro ogni bolla.
Nulla.

– Non le puoi tenere.
– Magnaaammeee. Mgnaaaaaammeeeeee.
La prendo in braccio. Torniamo a casa.
La gente, il lungo viale, il chiasso intorno.