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Wiggle Song, Beth Bolton

Esiste questa breve melodia in dorico che canto da quando G. I. era un pesciolino ed io la sua boccia.
È stata a volte un nenia, a volte un gioco, e l’ abbiamo cantata per far passare i malefici della noia e della tristezza.
Ieri sera, anche se non era ancora completamente buio, G. I. (manca poco ai 2 anni) trafficava con il suo coniglietto e con la mia vecchia sciarpa, faticosamente.
– Mamma, fa(s)ccia. Conigliglietto do(r)mire.
– Willst du den Hasen am rücken binden?
– No … Gciugcciare! Qua, nenna! Mamma aiuti?
Prendo la sciarpa e coccolo il coniglietto di pezza. La aiuto a legarlo al suo petto e lei lo stringe e gli batte il sederino, dolcemente.
Tira un sospiro e gongola.
Io torno alle faccende in cucina.
Poi la sento cantare.
– Bam bam bam … Laraiam bam bam … Cikicikicikicikicikicì bam bam!
Sbircio. Dondola e canta questa melodia in dorico.
– Bam bam bam … Laraiam bam bam …
Gira su se stessa.
– Cikicikicikicikicikicì …
Si ferma.
– Bam bam!
Il cielo getta la luce di un tramonto lontano, oltre ogni palazzo e rumore di città.

Piccoli Musicanti II

– Maestra? Ma noi siamo buoni…?…se facciamo quello che dici tu?
Ok.
Devo essere particolarmente stanca, o è il tempo sempre incerto, o il mio cuore è fragile, perché non so come sono arrivata a questa domanda.
Mi metterei seduta a pensare, ma non è per me soltanto che devo trovare una risposta.
Intanto questa bimba di appena 5 anni se ne sta davanti a me, finalmente tranquilla, la testolina inclinata, lo sguardo grande. Non ha balbettato, non si rotola sul pavimento, non saltella ridacchiando.
Lo sa anche lei che si tratta di una questione importante.
– Voi siete sempre buoni.
In una mano tengo il piatto sospeso, nell’altra il battente.
Avevo proposto un gioco.
Gli elementi buoni c’erano tutti: cadere a terra, dondolare, mantenersi in equilibrio.
E invece era solo un gridare, correre e scontrarsi senza controllo.
Ho sostenuto il tono della voce e li ho richiamati intorno a me. Forse, semplicemente, abbiamo dimenticato perché siamo lì, e magari non ne abbiamo più voglia davvero.
– Voi siete buoni sempre. Il punto è che ogni gioco ha le sue regole. Senza le regole il gioco non vale. Vi va di giocare?
Si consultano con gli sguardi.
– Io sono qui per questo. Per giocare con voi. Possiamo smettere di giocare, ma è un peccato, perché ci rivedremo tra una settimana.
– Nooooo.
Tutti e tre insieme.
– Allora, se vi va di giocare le regole sono queste.
E spiego.
Fanno sìsì con la testa.
La canzone del vento è in dorico e ha delle lunghe pause tra una frase e l’ altra. Mentre canto dondolano leggeri e sulla pausa rimangono su un solo piede, sospesi … aspettano … CIAFF!!!
Al suono del piatto cadono ridendo e rimangono sdraiati sospirando.
Sono luminosi.
E ridono, con incredibili personali sfumature. Ascoltano. Si osservano. Sono complici.
– Maestra! È pazzerello questo vento!
E rido anch’io.