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No need to argue

H 5:25am. Tutto tace, ma non gli ingranaggi della mia testa.
E canto di nuovo quella band irlandese, come ai tempi del liceo. Ci sono anche i miei compagni? Sono tutti dietro.
O è mio marito e quel matto del suo amico che sta mettendo della marmellata anche nei nostri piatti…
Mi sveglio. Devo fare pipì. Dolores continua a cantare e la casa, mentre vado in bagno, mi dico, è troppo grande.
C’è vento e il cielo non è ancora completamente schiarito.
G. I. dorme sul cuscino del papà, che non c’è.
Adesso che scrivo va meglio. L’estate, i progetti, le vacanze, le delusioni, le passeggiate, i concerti, le scarpe nuove, i libri, le lotte isteriche, le stelle.
Che fine avranno fatto i Cranberries?
Gli uccellini cinguettano un istante e magari mi riaddormento.

Lo zio Bee!

La prima domenica di dicembre, e soffia un venticello gelido tra gli alberi e le nuvole.
Quando arriva la sera G. I. ha la febbre.
Dorme.
Facciamo tutti piano: io, il papà, in casa tacciono i soliti rumori.
Mi rannicchio sul divano occupato dal marito.
– C’è freddo.
Sussurra.
Mette i piedi sotto i miei fianchi.
– Potrei mettermi a letto e leggere un po’…la luce però le da certamente fastidio.
– Non credo.
Anche il calcio in televisione non ha volume.
– Cambio canale.
Beethoven, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra, NelsonsBronfman.
Il marito si mette comodo.
Va molto meglio adesso.
Le mani del pianista sono enormi. Lui stesso sembra un gigante sul pianoforte. Anzi, sembra che un sortilegio faccia dell’ uomo e dello strumento l’unica sorgente di questo suono caldo, fantasioso, limpido.
Risuona, questo monumentale concerto, intorno a noi due sul divano, come una voce rassicurante, paterna.
Il direttore d’orchestra è giovane e sudato. I suoi occhi chiari si rallegrano ad ogni gesto, ricambiano le arcate, attendono le percussioni, accolgono il respiro di ciascuno dei maestri d’orchestra.
Nessuna spettacolarità.
Solo questo intreccio infinito di note e compassione. Ogni strumento la sua storia, ogni persona la sua vibrazione.
All’attacco del terzo movimento mio marito muove i piedi a tempo.
Sorrido.
E siamo lì, tra i contorni delle cose visibili e invisibili, immersi, e quasi svaniti. Come le stelle, come gli aliti nell’universo.

“È commovente pensare che Beethoven non abbia potuto, ad un certo punto della sua vita, ascoltare la sua stessa musica, i suoi più grandi capolavori.”
Aquiles Delle Vigne

Mein Salzburg

Succede all’improvviso.
È come un’ intermittenza.
E resto lì, a metà tra la mia vita com’è, e quell’altra, sfiorata, mai davvero vissuta.
Basta un nulla.
Un alito di vento e un fruscio di foglie, un rintocco di campane da lontano, il suono dei miei passi in una giornata più fredda, la pioggia e i tuoni, la voce di mia madre.
E non sono più qui. Sono altrove.
In un luogo intimamente familiare.
Una città dove ogni altra cosa avrebbe potuto succedere o potrebbe.
Ho ascoltato il suono del fiume, passeggiando all’ombra dei grandi castagni.
Ho mangiato una fetta di torta in un caffè artistico.
Ho preso lezioni di pianoforte e ho suonato Piazzolla su un palcoscenico importante.
Ho sentito il profumo delle spezie all’antico mercato dei fiori.
Ho curiosato a lungo nelle librerie.
Ho camminato nei boschi e sui prati.
Ho fatto l’altalena e gettato una monetina nella fontana del Pegaso.
Ho atteso a casa che finisse la pioggia, o che passasse la noia.
Ho trovato nella cassetta della posta la lettera di un caro amico.
Ho imparato ad andare in bicicletta.
Ho visto i contorni delle cose nella luce del crepuscolo.
Ho visto i campanili dall’alto.
Ho tanto a lungo dormito.
Ho preso l’ autobus e ho incontrato da giovane lo sguardo di un uomo.
Ho sfogliato i disegni di mia madre bambina.
Ho guardato a lungo dalla finestra.
Ho visto la neve cadere e il giardino gelare.
Ho sentito il platano frusciare, ma è stato abbattuto.
Da bambina, ho guardato le fiaccole bruciare durante la notte di Natale.
Ho visto una via antica.
Ho mangiato un pane nero.
Ho atteso alla stazione il mio futuro marito e ho camminato con lui sotto la pioggia di fine agosto.
E sembra tanto tempo fa.