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La stanza azzurra

Lavoro in una stanza per metà azzurra e per metà bianca. La porta é gialla, di legno.

C’è una porta ad inferriate che protegge gli strumenti.

La finestra da su una piccola via, ma si vede solo il muro del palazzo di fronte e la lampada dell’illuminazione comunale.

Da qualche giorno la serranda é rotta e la finestra é rimasta chiusa.

Qualcuno, una donna, un medico, una pedagogista, ha affermato che l’ambiente è fondamentale per l’ apprendimento.

Qualcuno, uno studente a volte, propone ai compagni e all’ insegnante di ascoltare Per Elisa.

– Professoressa, ho pensato a delle farfalle e ad una ballerina.

– Sì! Una ballerina che danza, ma anche una giornata scura, che piove, e qualcuno che scappa disperato da qualcuno.

Lo sguardo é altrove, trasognato, intenso.

– Io professoressa ho visto un grande teatro dove una ballerina balla e le persone applaudono. Poi scende un angelo che suona con un pianoforte opaco. Una colomba che é in una gabbia cerca di scappare, ma poi lei muore.

Per Elisa, L. van Beethoven.

Maria Montessori aveva ragione.

Una stanza, la musica e dei ragazzi che ascoltano. Non sapevano granché di quel compositore sordo e della sua musica e non sapevano nemmeno quante cose avevano nella testa!

Pennellate X

È tardo pomeriggio, in un giorno molto caldo.
Siamo sedute, G. I., il nonno ed io.
– Mamma, che fà-cci-amo?
– Vuoi colorare?
– Sííí! Pe(r)ó … questi.
Apre l’ armadio e tira fuori gli acrilici.
Prende la valigia con i vasetti, li porta al nonno e si siede sul Tripp Trapp.
– Nonno, o(r)a a(s)petta mamma! Eh!
Intanto io preparo un barattolo con un po’ d’acqua, i pennelli e un foglio.
– Mamma, mu(s)ica?
– Che vuoi sentire?
– Ma(s) que nada! Obà obà obààà!
– Ci vuole la musica per dipingere?, chiede il nonno.
– Sí!
Ho messo i colori su un piattino.
Oggi sembra molto concentrata. Ogni segno è misurato, studiato.
– Che disegni?, chiede il nonno.
– Tintenfisch!
– Bello!
– Mamma, gua(r)dta! Mooonster!
– Cos’è?, chiede il nonno.
– Mooonster!
– Perché non fai una giraffa?
Lei continua e traccia una lunga linea rossa.
La canzone finisce.
Adesso c’è silenzio.
– Nonno tieni.
E gli consegna il pennello piccolo.
– Devo disegnare io?
Lo immobilizza con lo sguardo. E prende il pennello grosso.
– Perché non disegni un uccellino?, dice il nonno.
– Nonno, sss!, fa lei, col dito sulle labbra.
Lo guardo. Gli sorrido.
E stiamo seduti, il nonno ed io, mentre G. I. dipinge, e si fa sera.

“Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.” Maria Montessori


Foto di Valerie Condorelli