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Nino Rota, Preludio n. 1

– Sai Greta Ilda, vorrei suonare un po’… Ti va?
Mi guarda, la testolina attenta.
– Si!
– Ah…
Gira per la stanza, cercando.
– Mamma! Foglio.
– Vuoi disegnare mentre suono?
– Foglio.
– Ok.
– Mamma! Penna.
– Certo.
– Mamma! Qua!
– Un attimo! Vuoi sederti allo scrittoio?
– Si!
A volte penso che sia già grande.
Si siede e si concentra.
Mi siedo al pianoforte, e semplicemente leggo della musica che non ho mai suonato.
Nota per nota, lentamente.
Sento la penna di G. I. (tre mesi ai suoi due anni) che scorre sul foglio.
E la musica nella mia testa si forma: il tempo, le sfumature, l’ agilità.
Nota per nota, come perle che scivolano via da un filo.
– Mamma? Ecco.
Scende dalla sedia, si avvicina allo sgabello, preme qualche tasto, per scherzo.
– Vieni!
– Vorrei suonare ancora un po’…
– No … Vieni.
E mi mostra il suo disegno.
– Finito.
Le faccio un carezza e un complimento.
È ora di andare. Anche questo giorno ha tutta la luce del mondo.

Easy listening

Tender.
Sono le dueedodici.
Nel mio orecchio sinistro, scorre una strana playlist, con le canzoni dei tempi di MTV Italia, quando ballavo e cantavo fino all’euforia e allo sfinimento.
So pure.
L’ altro orecchio è vigile, perché sono la mamma.
Lui mi manca.
Giudizi universali.
Sono sdraiata sul divano e aspetto.
Kiss me.
Aspetto che lui torni dal circo di sguardi e di voci che non conosco né riesco a immaginare.
Per causa d’amore.
La musica va da se, insieme ai fotogrammi di un’età neanche troppo lontana, e sembra ieri che non ero che me, e non ancora me.
Incantevole.
Un piede si muove a tempo, un dente morde il labbro inferiore.
Do you want to.
Non fa caldo, è una notte fresca, leggera. Mi affaccio al balcone. La luce gialla dei lampioni getta un po’ di tristezza sulle cose. Morbidamente.
Vento d’estate.
E vorrei che la musica non finisse mai.
Senza rabbia.
Mai.