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Safety loop

Stanotte, silenziosamente, è piovuto. Sto facendo colazione. La finestra è aperta e nell’aria c’è un profumo un po’ amaro, di cose passate.
G. I. (13 mesi e 11 giorni) e il suo papà dormono ancora, e io penso a certa musica. Ci penso già da qualche tempo.
A quella musica che abbiamo ascoltato per un anno intero, per sopravvivere alle lunghe attese dei tragitti in automobile e alla morsa del seggiolino.
Quel loop, senza il quale G. I. si sarebbe trasformata nelle sue stesse lacrime.
La principessa Zaffiro, testo di Luigi Albertelli su musica di Corrado Castellari e arrangiamento di Vince Tempera. Il brano è interpretato da Silvio Pozzoli e Marco Ferradini.
Charles Gounod, Marcia funebre per una marionetta, Orchestra mandolinistica di Lugano diretta da Mauro Pacchin, Auditorio Stelio Molo, Lugano, Concerto di Gala 2009. Arrangiamento di R. Borsani.
Perché si sa. Per ognuno, nella vita, esiste una musica, o più d’una, che ci tiene a galla quando non ne abbiamo davvero più la forza.
Non è solo musica che ci piace. Non l’ abbiamo scelta solo per la sua bellezza. La ascoltiamo perché ne abbiamo un estremo bisogno.
Svuota la mente.
Rallenta il respiro.
Contiene il movimento.
Ci restituisce la consapevolezza d’essere dove davvero siamo, in quel momento, in quel luogo.
Ci purifica, ci impregna di sé.
Ci dà le sue forme.
Ci nutre in attesa del cambiamento.
Ci dona un po’ riposo.
Questa musica, nessun altra.
Misteriosamente.
Magicamente.

Joni Mitchell, Night Ride Home (full album)

E poi capitano giornate così, sfilacciate.
Giornate che non se ne può più del sole e della sua sfrontatezza; che il tempo non basta mai per fare quello che conta davvero; che il suono stridulo dell’ ultima lite col marito è rimasto lì, sotto la pelle.
G. I. (13 mesi e 5 giorni) è nervosa, e dispettosa.
Bellissima.
Ma lei ed io siamo un duo stonato oggi.
Metto su Joni Mitchell. Night Ride Home
Così, per caso.
Chiudo a chiave la porta di casa.
Adesso nanna.
Lei mi guarda, limpida, senza timore. Corre.
Si nasconde.
La porto a letto.
Guizza.
Rotola.
Se ne va. Da sola.
Silenzio.
La musica è un alito appena.
Mi guarda, monella.
Corre. Non si stanca, mai.
E fa tutti i suoi capricci.
“Greta Ilda. Adesso basta.”
La mia voce inghiotte la musica.
Lacrime.
Sì, avrei davvero bisogno di piangere.
Invece vado a fare pipì. Da sola, perché ne ho bisogno.
– Basta. Un minuto. Un solo minuto.
Solo il suono della mia pipì.
Respiro. Torno da G. I., che nel suo lettino ha aspettato. Ci guardiamo, cogli occhioni lucidi e l’ espressione confusa, lei; io non so, devo sembrare severa e un po’ invecchiata.
– Che succede mamma?
– Niente.
Lei si lascia stringere al mio petto, mentre dondolo.
Davanti allo specchio, ci sorridiamo, ci nascondiamo il volto, l’ una nell’altra.
La musica adesso è l’ unica cosa rimasta intorno a noi. E rimane. Rimane a lungo.
Il sole se n’è andato chissà dove, finalmente.

Quando mi sveglio è buio. Ma non è tardi, è solo cambiata l’ora.
Lei è incollata al mio petto.
Dorme.
La lascio scivolare accanto a me e la avvolgo in fascia perché l’aria della sera è un po’ più fresca. La musica ormai va ad libitum. Va, fin sotto la pelle.
La guardo.
L’ autunno anche quest’anno dovrà arrivare, bimba mia.