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Senza silenzio

Lo diceva John Cage che il silenzio davvero non esiste. Non esiste in sala, anche se tutti stanno zitti. Non esiste a casa mentre dormi.
Non esiste. C’è sempre un rumore di fondo, un fruscio, un soffio, un passo.
Non esiste nemmeno dove si prega.
Ci sono sempre le voci – la mia, quella di mia figlia e di tutti quanti gli altri ora e nel tempo – certi suoni – il vento tra gli alberi o sulle rocce, una porta che viene chiusa, una funivia in movimento, l’acqua che scorre da un rubinetto – e hanno un suono i ricordi, polifonici, tessuti.
E da ciò dipende l’attesa, credo.
Se davvero il silenzio fosse condizione possibile non sarei qui io stessa, in questo momento, viva, nella notte calda, sudata, tenuta sveglia, anche solo appena.

No need to argue

H 5:25am. Tutto tace, ma non gli ingranaggi della mia testa.
E canto di nuovo quella band irlandese, come ai tempi del liceo. Ci sono anche i miei compagni? Sono tutti dietro.
O è mio marito e quel matto del suo amico che sta mettendo della marmellata anche nei nostri piatti…
Mi sveglio. Devo fare pipì. Dolores continua a cantare e la casa, mentre vado in bagno, mi dico, è troppo grande.
C’è vento e il cielo non è ancora completamente schiarito.
G. I. dorme sul cuscino del papà, che non c’è.
Adesso che scrivo va meglio. L’estate, i progetti, le vacanze, le delusioni, le passeggiate, i concerti, le scarpe nuove, i libri, le lotte isteriche, le stelle.
Che fine avranno fatto i Cranberries?
Gli uccellini cinguettano un istante e magari mi riaddormento.