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Piccoli Musicanti IV

Marzo. È lunedì pomeriggio. Piove.
Oggi porto G. I. (17 mesi e 14 giorni) a lavoro con me.
I bimbi aspettano che io la leghi sulla mia schiena, dondolandosi.
Ci disponiamo in cerchio per il saluto. Sento G. I. molto attenta. I bimbi le sorridono e si sorridono tra di loro.
Distribuisco i foulard colorati e trasparenti. Siamo stelle che galleggiano nell’universo. Alla fine della melodia, un inciso di semicrome, ci fa girare, correre, saltare. A volte rimane il silenzio.
G. I. si diverte, segue i bimbi con la testolina e ride. Anche i bimbi ridono: che succederà?!
Arrivano due ritardatarie.
Sarà meglio prendere l’ astronave, adesso che siamo in tanti!
Ci disponiamo nuovamente in cerchio.
L’ astronave parte con una formula magica: kuu kuu ku tschi tschi!
Sapete dirlo tutti!?
– Kuu kuu ku tchi tchi!!
G. I. ballonzola sulla mia schiena, mentre gli altri bimbi danzano con me.
Nell’universo ci sono molti pianeti su cui capita di incontrare strani personaggi.
C’è ad esempio un Re e noi dobbiamo obbedire ai suoi ordini.
Suono i bongos mentre tutti si muovono alla rinfusa. G. I. adesso sbircia oltre le mie spalle.
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– Toccate il vostro naso!
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
G. I. si scatena dentro la fascia, muove le mani le gambe e il bacino. E si ferma ad ogni ordine.
– Dormite e russate!
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– In piedi!
Tuubadiibatuubadiibadonbatiibatuubadonbatiibatoobadonbatiibatuubadonbató!
I bimbi dondolano, si muovono come palloncini.
G. I. saltella, ma poi si ferma. Ascolta. E ricomincia, più lenta.
– Seduti composti!
Tuubadiibatuubadiibadonbatiibatuubadonbatiibatoobadonbatiibatuubadonbató!
– Mani sulla pancia!
A G. I. il ritmo presto piace di più! Lei mi anticipa e io suono: Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
Hanno tutti il fiatone e gli occhi grandi.
L’ ultima corsa.
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– Respirate profondamente!
Inspirano. Soffiano. Sorridono.
A volte nell’universo si incontra un Vanitoso. E un vanitoso vuole molti applausi, perciò ascoltiamo una musica pomposa e impariamo ad applaudire così:
O già tu, Ca la mu, Öc de bo, A ca to!
– Maestra! Ci vogliono anche dei fiori!
A. (3 anni e poco più) ha ragione!
– Come vogliamo regalarli questi fiori?
– Così!
E muove il braccio come se lanciasse una manciata di petali!
E fa: – Sssssccccchhhhhhh!
– Sarà contento il Vanitoso?
Fanno sì con la testa.
A volte è già tardi e si torna a casa.
– Mamma! – dice la piccola A. – oggi abbiamo fatto “la raccontanza” del Piccolo Principe.

Joni Mitchell, Night Ride Home (full album)

E poi capitano giornate così, sfilacciate.
Giornate che non se ne può più del sole e della sua sfrontatezza; che il tempo non basta mai per fare quello che conta davvero; che il suono stridulo dell’ ultima lite col marito è rimasto lì, sotto la pelle.
G. I. (13 mesi e 5 giorni) è nervosa, e dispettosa.
Bellissima.
Ma lei ed io siamo un duo stonato oggi.
Metto su Joni Mitchell. Night Ride Home
Così, per caso.
Chiudo a chiave la porta di casa.
Adesso nanna.
Lei mi guarda, limpida, senza timore. Corre.
Si nasconde.
La porto a letto.
Guizza.
Rotola.
Se ne va. Da sola.
Silenzio.
La musica è un alito appena.
Mi guarda, monella.
Corre. Non si stanca, mai.
E fa tutti i suoi capricci.
“Greta Ilda. Adesso basta.”
La mia voce inghiotte la musica.
Lacrime.
Sì, avrei davvero bisogno di piangere.
Invece vado a fare pipì. Da sola, perché ne ho bisogno.
– Basta. Un minuto. Un solo minuto.
Solo il suono della mia pipì.
Respiro. Torno da G. I., che nel suo lettino ha aspettato. Ci guardiamo, cogli occhioni lucidi e l’ espressione confusa, lei; io non so, devo sembrare severa e un po’ invecchiata.
– Che succede mamma?
– Niente.
Lei si lascia stringere al mio petto, mentre dondolo.
Davanti allo specchio, ci sorridiamo, ci nascondiamo il volto, l’ una nell’altra.
La musica adesso è l’ unica cosa rimasta intorno a noi. E rimane. Rimane a lungo.
Il sole se n’è andato chissà dove, finalmente.

Quando mi sveglio è buio. Ma non è tardi, è solo cambiata l’ora.
Lei è incollata al mio petto.
Dorme.
La lascio scivolare accanto a me e la avvolgo in fascia perché l’aria della sera è un po’ più fresca. La musica ormai va ad libitum. Va, fin sotto la pelle.
La guardo.
L’ autunno anche quest’anno dovrà arrivare, bimba mia.

Dormire…so(g)nare…

Foto di Valerie Condorelli
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Dopo tre ore di studio al pianoforte, Vladimir Horowitz faceva una lunga, lunga passeggiata solitaria nel verde. L’ho letto credo su una vecchia rivista del Reader’s Digest conservata tra le letture di mia nonna.
Una passeggiata necessaria per ritrovare la calma, per tornare ad avere una percezione di se terrena, concreta, prima di riprendere le relazioni e le azioni del vivere quotidiano.
Una regola molto saggia, ma molto difficile da mantenere in una vita comune.
Una lunga, lunga passeggiata solitaria nel verde. Mi viene in mente il giardino di Villa San Michele ad Anacapri. Non saprei immaginare altro luogo.
Ogni giorno o quasi, dopo tre ore di studio, apro la porta della mia stanza della musica e tutto è già lì che brama la mia presenza. Quel giardino segreto che guarda sul mare, lo lascio lì, tra le attese. E con le vibrazioni attaccate ancora dentro e fuori di me, riprendo la cura dei cari, il lavoro e le attività domestiche.
Non è facile.
La musica non ti lascia andare, è gelosa.
G.I. (un anno e sette giorni) lo sa, ma lei è come la musica.

Scacciapensieri

La musica dal vivo, l’aria aperta, in mezzo alla gente. Non ci capitava da un anno. L’ anno di G. I. (11 mesi e 15 giorni).
Il bello di vivere in città è che si è più vicini agli eventi e dopo il pranzo della domenica si può andare in centro, in un antico palazzo, a visitare la fiera del bio, dove i volti sono tutti rilassati e l’abbigliamento è comodo.
E dove può succedere di ascoltare sette suonatori di scacciapensieri.
La sera si è rinfrescata e il brusio della gente si mescola al donghi ‘ndiri donghi dong ‘ndiri donghi don.
Un suono antico, ipnotico, rurale. È uno strumento poetico, solitario. A tratti orrendo, distorto. Mi fa pensare a infiniti spazi, al di là dei miei.
G. I. dorme incollata al mio seno. Siamo legate in fascia e io posso ondeggiare con questa musica, sentire i piedi a terra sostenere il peso del corpo, il suo e il mio.
Siamo fluide, armoniose.
Donghi ‘ndinghi donghi dong ‘ndiri donghi don.
Sembra di stare in vacanza, in un paese lontano. Mio marito è molto serio, passeggia appena, alla fine si lascia andare a due chiacchiere.
– Questi musicisti lo strumento se lo portano in tasca!
Tutta la musica in una tasca.
Mi guardo intornocon divertimento.
Donghi ‘ndiri donghi dong ‘ndiringhi donghi don.
Esistono vite che non conosceremo mai, paesi dei quali sentiremo solo raccontare; vivono milioni di persone e pensieri e suoni che possiamo appena sfiorare, immaginare.
‘Ndiri donghi ‘ndiri donghi dong ‘ndiri donghi don ‘ndiri donghi don.
E in mezzo a tutto questo ci sono io.
I miei suoni.
La mia pelle.
I miei passi.
Donghi ‘ndiri donghi dong ‘ndiri donghi donghi don ‘ndiri don.
Accanto a me c’è una coppia che danza.
Lei ha i capelli lunghi e neri sciolti sulla schiena. Porta un abito lungo fino alle caviglie e ai piedi un vecchio paio di espadrillas.
– Quando mi hai conosciuta ti sarei piaciuta vestita così?
– Un po’ meno.
Mi ricordo un vecchio paio di jeans e una maglia di lana leggera con una fantasia a macchie lilla verdi e blu. Come fossero boccioli. I capelli mi arrivavano sotto la nuca. Sono passati otto anni. Era una serata mite di fine ottobre. Adesso porto i capelli lunghi fin sotto le spalle.
Donghi ‘ndiri donghi dong ‘ndiri donghi donghi don ‘ndiri ‘ndiri donghi don.
C’è un uomo che suona. Viene dalla Jacuzia. Con la sua famiglia, e hanno gli occhi lunati e le guance sode.
Poi quattro siciliani e un ungherese. Una sola donna, canadese, che suona lo scacciapensieri di Bali.
Tutto intorno la gente vaga, qualche bimbo gioca, altri dormono.
Donghi ‘ndiri ‘ndiri donghi don don don ‘ndiri.
Per un solo istante mi immagino lì da sola, come se avessi vent’anni. E tutto ancora potrebbe succedere.
Donghi ‘ndiri donghi ‘ndiri don ‘ndiri donghi ‘ndiri donghi don.
Applausi.
– Andiamo a casa.
Donghi ‘ndiri donghi ‘ndiri don ‘ndiri donghi ‘ndiri donghi don. Ad libitum.