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Mezzanine

Forse è perché il sole tramonta alle mie spalle, o forse è perché ascolto questa musica ipnotica, ma oggi, mentre torno a casa, penso alle cose con un po’ di tristezza.
Il contorno dorato delle colline.
Una melodia semplice suonata da una ragazzina.
Il mio aspetto quotidiano, un cardigan chiaro e appena un filo di trucco.
Mio marito che stamattina dormiva.
Il mio lavoro, sempre instabile.
Le bollette.
Le pale a vento, oltre le colline, come girandole.
Poi sono sotto il portone di casa, la casa di sempre, di tutta la mia vita.
Il rosa antico e le persiane aperte alla finestra della stanza di G. I. (quasi 3 anni).
Lontano, dietro la Montagna azzurra si nasconde l’ultimo bagliore della giornata.
Giro la chiave nella serratura del portone.
– Mamma! Mammina miaaa!
Tolgo gli auricolari in fretta.
– Ho un ligalo pe(r) tte! Vieni subbbito!
Devo sistemare l’auto in garage, ci vuole un attimo.
– Eccomi!
Ci incontriamo in cima alle scale.
– Vieni, ti fo vede(r)e!
(Dove abbia preso l’espressione toscana non so)
La seguo.
Il nonno ironizza.
– Vedi vedi mamma che bel regalo…
Lei corre in soggiorno.
Si ferma.
– Ecco!
E intanto mi gironzola intorno.
– Visto mamma?! Dovevi prendere la scopa.
A terra c’è un mucchietto di minuscoli ritagli di cartone.
– Non ho bisogno della scopa, nonno. Guarda che belli! Mi hai fatto i coriandoli… Evviva!
– Evviva mamma! Sei to(r)annata!
Volano i coriandoli. Fuori è scesa la sera.
Sono proprio a casa.