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Magic Sunday

G. I., che è grande ormai … ha ricevuto una bacchetta magica.

Non più alta di 80 cm, in jeans e camicetta, è decisa a trasformare il mondo.

– Abbidì bobbidì buuu!

Segue uno scampanellio magico.

Trasforma qua e là, inesausta. Ci trasforma tutti ed ogni cosa, nella cucina di mia suocera.

E’ un mistero come tutto resta, come tutto cambia, nei suoi occhi. Quasi posso vedere, ma non posso dire … così piccola, così potente!

– Mamma, avvicinati! Ferma. Abbidì bobbidì bù!

Scampanellio.

E ho il naso perfetto.

Fantasia in Do minore

Estate 2006. Non ero sposata. Ero solo innamorata. E studiavo, e suonavo per ore e ore. Non c’era niente di perfetto: non il tempo, nè il fraseggio, e nemmeno il suono. Troppo lento, troppo scolastico, troppo poco rotondo.
Salisburgo a fine agosto può essere gelida. Ed è così lontana. Lo chiamavo da una cabina, con una tessera europea, ché il roaming non era economico.
– Ciao…sai domani suono…i concerti degli allievi.
– Allora vengo! Prendo il treno stasera.
Avrei voluto suonare Mozart.
– A me piace Piazzolla. Perché non suonerai Mozart?
– Perché non lo capisco.
– E il maestro?
– Dice che devo ascoltare Arrau.
– Lo hai ascoltato?
– Non ancora…
– Ascoltiamolo.
– E poi?
– E poi niente. Suoni e basta.

Primavera 2012. Nel frattempo ci siamo sposati. L’autunno scorso. E sono incinta, al quinto mese. A Paternò fa ancora freddo la sera. La chiesa è gelida e l’ acustica è ridondante.
Il direttore artistico introduce il concerto dicendo qualcosa riguardo alla mia attesa e che domani è la festa della mamma.
Io penso a Mozart. Finalmente.
Mio marito non so dov’è in sala. Suo figlio è seduto in prima fila, alle mie spalle.
– Brava…
A 14 anni, sembra suo padre con la camicia bianca.
– Grazie.
– È pazzesco quel pezzo…la Fantasia!

Estate 2015. Nostra figlia compirà tre anni a settembre. Adesso è fine giugno. Il vento mitiga il caldo umido.
– Tre ore al giorno… Quand’è il concerto?
– Fra un paio di settimane.
– Per te ci vogliono un paio d’anni.
– Scemo.
Poi ridiamo.
Quindi da qualche giorno ho ripreso a suonare.
Wolfang Amadeus Mozart, Fantasia in do minore KV 475.
Certa musica non lascia mai la punta delle dita. Come il tocco di un amore non lascia mai la pelle. Entra, col tempo, in profondità, anche se non se ne sa mai abbastanza, anche se non sarà sempre un’esecuzione perfetta, o non è solo a me che appartiene.