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LaternenLied

C’è un tempo per ogni cosa.
Per G. I. (21 mesi e più) è il tempo di spiccare un volo nuovo. Per me quello di ridefinire i contorni del mio corpo.
– Mamma…nenna!? Poto poto…
Irresistibile.
– La nenna riposa adesso.
– Naaaaaaa…
Caparbia e lagnosa.
– Nenna!? Neeeeenna… bisbigliando, Nenna. Nennanennanenna.
Da due settimane la addormento in ring sling e canticchio. Non è una ninna nanna: è un mormorio, una cantilena, quasi una preghiera. E lei piagnucola per un po’ e poi cede, stretta a me come quando era ancora così piccina.
Oggi però non ne vuole sapere. Forse è stato il vento di stanotte a cambiare le cose. Ho lasciato la ring sling sul letto, ma non la userò. Lei non vuole.
Appoggio la testa al cuscino.
– Greta Ilda vieni. Ci raccontiamo le cose belle?
– Shí!
Lei è seduta a indiano vicino al mio seno.
– Quali cose belle si fanno.
– ‘mbello!
– Con la palla.
– ‘mbello!
– E con le bolle di sapone.
– ‘mbello!
– Si fa l’ altalena.
– ‘mbello!
– Lo scivolo.
– Uuuwiiiiiii!!!
– Andare alla Villa col nonno.
– Vvivvaaa!!! Poi…?
– Poi…c’è il mare.
– Ssshhh…’mbello! Poi…?
– Poi…il gelato.
– Hmmmm! ‘mbello! Poi…?
– Poi…Peter Pan!
– Vvola!!! ‘mbello! Poiii…?
– Papà!
– ‘mbellooo!!! Papà!
– Mamma!
Piano piano. – ‘mbello!
– Andrea.
– ‘mbello! Poi…?
– Stare in fascia…è bello?
– ‘mbello! bello! Poi…?
– E dormire.
– hmmm…e si sdraia anche lei, sul cuscino del papà.
Io sono assonnata ormai.
– Poi…?
La canzone della lanterna. Viene fuori così, questa canzone di bimbi che cantavo all’asilo, a Salisburgo. Mi ricordo che in realtà l’ ho cantata anche ieri.
G. I. ascolta. Zitta zitta. Quieta. Senza contatto. Solo la voce, la mia. Sonnolenta.
E si addormenta.

Io vo con la mia lanterna
La mia lanterna con me
Lassù brillan le stelle
Quaggiù siam noi a brillar
Oh luce non – ti spegnere!
Rabimmel rabammel rabumm!

Ninnannanninnannoè, Pino Daniele

La ninna nanna.
G. I. (12 mesi e 23 giorni) non ha più voglia o bisogno di sentire la ninna nanna.
Noi ci sdraiamo vicine e lei si addormenta. Ciucciando, mordicchiando, ridendo, giocando, sospirando, a volte canticchiando.
Ma la ninna nanna, io non la canto più.
Intendo infinite volte, e ancora e di nuovo. No.
Lei sta crescendo, io mi sono stufata un po’ forse. Ed è successo così, naturalmente. Sfumando.
E adesso ci ripenso.
La ninna nanna è un’esperienza dolcissima: è una melodia, un rito, un tocco, un momento unico, ogni volta.
La ninna nanna non si sceglie.
Quella che io avevo scelto, perché mi piace tanto, perché mio marito adora Pino Daniele, perché il suono del napoletano ha qualcosa di magico e ironico … non ha mai funzionato.
Troppo interessante, troppo emozionante.
Ninnannanninnannoè

La ninna nanna emerge, se la si sa aspettare.
Dondolando, mentre fuori pioviggina, ed è inverno. E G. I. è stretta a me, e piange. Perché? Non lo so.
Respiro. La tengo. Dondolo.
E la voce, da se, canta.
Una melodia imparata a vent’anni.
Una melodia africana.
Senjua Dendende Senjua.
Respiro. La tengo. Canto. Ad libitum.
E lei, si addormenta.

La ninna nanna è un dono di famiglia.
Mia suocera l’ ha insegnata a mia cognata che l’ ha cantata a sua figlia, e a Natale tutte insieme l’ abbiamo cantata a G. I.
Come si fa in una tribù.
Oh oh oh!
Tutti dormono e idda no!
E su idda non voli durmiri
Coppa ‘ndo culu sa quantu n’haviri!
N’haviri quattrucentu
Figghia di oru figghia d’argentu!
Oh oh oh!
Tutti dormono e idda no!
E su idda non voli durmiri
Vastunatedde sa quantu n’haviri!
N’haviriin quantità
Lerullallerullallerullallà!!!

La ninna nanna non è sempre la stessa.
Noi ne abbiamo avute due, a volte tre, perché l’ umore cambia, perché il tempo cambia, e nemmeno noi siamo sempre uguali, anche se il bisogno di non avere paura ci accompagna in ogni istante.

La ninna nanna non può essere cantata per sempre.
Ma non si dimentica. E risuona quando abbiamo bisogno di chiudere gli occhi, lasciare andare la tensione, accettare il buio.
Rimane sulla pelle. Nel respiro. Nel cuore.

Dormire…so(g)nare…

Foto di Valerie Condorelli
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Dopo tre ore di studio al pianoforte, Vladimir Horowitz faceva una lunga, lunga passeggiata solitaria nel verde. L’ho letto credo su una vecchia rivista del Reader’s Digest conservata tra le letture di mia nonna.
Una passeggiata necessaria per ritrovare la calma, per tornare ad avere una percezione di se terrena, concreta, prima di riprendere le relazioni e le azioni del vivere quotidiano.
Una regola molto saggia, ma molto difficile da mantenere in una vita comune.
Una lunga, lunga passeggiata solitaria nel verde. Mi viene in mente il giardino di Villa San Michele ad Anacapri. Non saprei immaginare altro luogo.
Ogni giorno o quasi, dopo tre ore di studio, apro la porta della mia stanza della musica e tutto è già lì che brama la mia presenza. Quel giardino segreto che guarda sul mare, lo lascio lì, tra le attese. E con le vibrazioni attaccate ancora dentro e fuori di me, riprendo la cura dei cari, il lavoro e le attività domestiche.
Non è facile.
La musica non ti lascia andare, è gelosa.
G.I. (un anno e sette giorni) lo sa, ma lei è come la musica.