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Un bacio ancora

É la sera di un giorno andato, anche questo, caldo, incerto.

Sento il fruscio dei suoi movimenti sotto le coperte, nell’altra stanza, mentre traffica con il telefonino.

Il respiro profondo di G. I. che dorme nel suo lettino.

Un colpo di tosse e il sonoro di un videogioco attraverso la porta chiusa.

A volte un cane abbaia per la strada e in cucina trionfa il ticchettio dell’orologio.

E io me ne sto qua a trastullarmi di fantasie e ricordi, senza distinguere questi o quelli.

Dev’essere però, ché sto sdraiata su questo divano …

G. I. aveva cinque giorni. Eravamo appena tornate a casa. E c’era così tanto sole.

Ero sdraiata su questo divano. Sonnecchiavamo.

Ma non c’era davvero silenzio, come adesso. E lui non ha aspettato che fossi sveglia per prendere con le sue, le mie labbra e tutta l’anima.

Un istante.

Un fatto vero.

Adesso abbiamo spento tutti, uno ad uno la luce.

Clic. Clac. Clocloc …

Rimane la notte, intorno.

Lo zio Bee!

La prima domenica di dicembre, e soffia un venticello gelido tra gli alberi e le nuvole.
Quando arriva la sera G. I. ha la febbre.
Dorme.
Facciamo tutti piano: io, il papà, in casa tacciono i soliti rumori.
Mi rannicchio sul divano occupato dal marito.
– C’è freddo.
Sussurra.
Mette i piedi sotto i miei fianchi.
– Potrei mettermi a letto e leggere un po’…la luce però le da certamente fastidio.
– Non credo.
Anche il calcio in televisione non ha volume.
– Cambio canale.
Beethoven, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra, NelsonsBronfman.
Il marito si mette comodo.
Va molto meglio adesso.
Le mani del pianista sono enormi. Lui stesso sembra un gigante sul pianoforte. Anzi, sembra che un sortilegio faccia dell’ uomo e dello strumento l’unica sorgente di questo suono caldo, fantasioso, limpido.
Risuona, questo monumentale concerto, intorno a noi due sul divano, come una voce rassicurante, paterna.
Il direttore d’orchestra è giovane e sudato. I suoi occhi chiari si rallegrano ad ogni gesto, ricambiano le arcate, attendono le percussioni, accolgono il respiro di ciascuno dei maestri d’orchestra.
Nessuna spettacolarità.
Solo questo intreccio infinito di note e compassione. Ogni strumento la sua storia, ogni persona la sua vibrazione.
All’attacco del terzo movimento mio marito muove i piedi a tempo.
Sorrido.
E siamo lì, tra i contorni delle cose visibili e invisibili, immersi, e quasi svaniti. Come le stelle, come gli aliti nell’universo.

“È commovente pensare che Beethoven non abbia potuto, ad un certo punto della sua vita, ascoltare la sua stessa musica, i suoi più grandi capolavori.”
Aquiles Delle Vigne