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Suonare, suonare

Si replica Shostakovic, concerto op. 102.
Un piccolo Festival in un paesino ai piedi dell’ Etna.
Il caldo ha dato alle fiamme la pineta lì vicino. Mi chiedo che odore abbia l’aria adesso.
Qui in città ha l’ odore dell’ asfalto rovente, e della polvere. A volte una folata di vento porta con se un profumo dolciastro, come di frutta troppo matura.
La verità è che l’ estate mi riempie di nostalgia. L’ estate è la stagione delle fatuità, delle attese, delle cose non completamente accadute.
Questo concerto giocoso, circense quasi, sentimentale e leggero, come uno spettacolo di marionette, mi concede il tempo per percepire me stessa, nel riflesso delle sue sfumature brillanti.
I tasti del pianoforte sono più pesanti sotto le dita un po’ lente. E ho il tempo di ripensare ai luoghi. Come bolle, riemergono, e mi galleggiano intorno, poi svaniscono.
Un prato e un’ape.
Un bosco. Una coperta.
Un fiume che scorre attraverso una città lontana.
Un platano scosso dal vento e io che guardo dalla finestra.
Una casa al mare e un bimbo. La scogliera e le onde.
Una sala da concerto barocca. E l’ oro.
Una sala da tè e le torte.
Un giardino e il gelsomino.
Una spiaggia selvaggia e le farfalle bianche.
Un’isola e il sapore dei capperi.
La terra nera e le spine.
Un parcheggio vicino al vecchio liceo.
Una via di Catania nella luce della sera. Le voci.
Le pervinche.
La luna su un antico cortile e un bacio.
La musica fino a notte fonda e un cocktail. La Vela.
I campi di grano e un castello.
Roma.
Una terrazza ad Anacapri.
Un giorno di pioggia e l’ odore di terra bagnata.
Il suo petto, come giaciglio. Il sonno profondo.
La fascia, G. I. e me.
La stanza del pianoforte.
Alla fine, ascolteranno semplicemente Shostakovic.

Concerti

L’ anno scorso era il primo concerto di Beethoven. Quest’anno a maggio sarà il secondo di Shostakovic.
Era il ferragosto del 2000 e l’ Elmo Kino a Salisburgo era completamente vuoto.
Tutta la città era deserta, assolata e calda. Avevo vent’anni e forse non ero ancora innamorata, ma ero già lontana da ogni cosa reale.
Il film era Fantasia 2000.
Non avevo mai ascoltato Shostakovic e non amavo ancora Beethoven quanto lo amo oggi.
Doveva ancora accadere ogni cosa e ogni cosa era possibile. E io me ne stavo seduta un pomeriggio di festa in un cinema, con mia madre, a guardare un film d’ animazione.
Me lo ricordo.
E mi ricordo anche un vecchio libro con la storia del soldatino di stagno che guardavo per ore da bambina.
Le piccole cose della nostra vita sono legate allo stesso, lungo, invisibile filo.
Non sarà, a maggio, un concerto in un auditorium importante e prestigioso. È una sala in un palazzo storico del centro città.
Suoneremo a due pianoforti.
Come l’anno scorso abbiamo suonato Beethoven.
Saranno tutti in sala: Greta Ilda, mio marito, suo figlio, le nostre famiglie, qualche amico e il pubblico.
La bella musica si studia con amore e si suona in mezzo alla gente. Questo è. E io questo concerto voglio suonarlo da quei miei vent’anni.
G. I. (15 mesi e 28 giorni) oggi giocava con il suo palloncino blu mentre io mi esercitavo nel passaggio in ottave del primo movimento: la scena del terribile pupazzo a molla.
È una bimba molto coraggiosa.