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No need to argue

H 5:25am. Tutto tace, ma non gli ingranaggi della mia testa.
E canto di nuovo quella band irlandese, come ai tempi del liceo. Ci sono anche i miei compagni? Sono tutti dietro.
O è mio marito e quel matto del suo amico che sta mettendo della marmellata anche nei nostri piatti…
Mi sveglio. Devo fare pipì. Dolores continua a cantare e la casa, mentre vado in bagno, mi dico, è troppo grande.
C’è vento e il cielo non è ancora completamente schiarito.
G. I. dorme sul cuscino del papà, che non c’è.
Adesso che scrivo va meglio. L’estate, i progetti, le vacanze, le delusioni, le passeggiate, i concerti, le scarpe nuove, i libri, le lotte isteriche, le stelle.
Che fine avranno fatto i Cranberries?
Gli uccellini cinguettano un istante e magari mi riaddormento.

Piccoli Musicanti V

Con l’ autunno, le piogge.
La mattina, quando suona la sveglia, si vorrebbe rimanere ancora un po’ sotto le coperte.
Drrrr Pà! Drrrr Pà!
– Sí! Perché fa freddo!, dice la piccola L.
Cantiamo e ci riscaldiamo…clap clap, pat pat, bum bum…dalla testa ai piedi!
– Non sentiamo più freddo, maestra!
– Bene!
– Siamo svegli!
– Allora andiamo a fare una passeggiata nel bosco…come sarà il bosco d’autunno?
– Ci sono tutti i colori! Giallo, rosso…
– Marrone…perché cadono le foglie!
Dicono L. ed A.
– E se camminiamo…
– Crrr, frrr, szzz, scrrr… Dice il piccolo N. arricciando il visino.
– Come le patate, maestra!!!, esclama L.
– Come le patate???
– Sí croccano le foglie!
– Ahahahah!
Non sarà più lo stesso un bosco, in autunno.
Cantiamo e crocchiamo!

Don Din Don!

Caldo. Umido.
In città il tempo è lento, insopportabile.
Allora si va a fare una passeggiata in un paesino etneo.
E bisogna coprire le spalle, altrimenti anche il gelato fa venire un brivido.
– Mamma! Brrruuuuuuu!
C’è G. I., la mamma, il papà, il nonno e la nonna.
G. I. (quasi 2 anni) ha visto la fontana con i zampilli colorati.
– Mamma! Blau!
Intorno, le voci degli altri bimbi, i rintocchi del campanile, uno spettacolo all’aperto, le nostre chiacchiere.
Nel vento leggero, mi sento viva e bella. Lo prendo per mano, mio marito, e ci diamo un bacio, affettuoso, fugace.
Al parco giochi c’è il dondolo.
– Alto alto! Tola tola!
G. I. non andrebbe mai via.
Noi grandi però siamo un po’ stanchi, anche se lei ha quasi le lacrime.
E il nonno, in macchina, comincia a cantare.
– La campana fa don din don…
– Don din dan!
– Ed il gallo…chicchirichí!
– Chicchirichí!!! … Mamma!
– Qual è il titolo della canzone, nonno!?
– Eh…non so…me la cantava la mia mamma! È passato tanto tempo…la canto con Greta adesso. La campana fa…
– Din dan don!
– Ed il gallo…
– Chicchirichí!
È una sera come tante e si torna a casa con un pizzico di leggerezza.

Aurelio Fierro, Amor di pastorello

Illuminazioni

Siamo sedute a terra, ognuna su un cuscino rosso. Li ha sistemati così G. I. (18 mesi e 1 giorno).
Io ho le gambe incrociate a indiano e lei tiene le gambette distese e i piedi a martello.
– Che facciamo, Greta Ilda?
Lei mi guarda, sorride. Ci pensa su. E batte le manine contemporaneamente sulle cosce.
– Hmm?
Vuoi cantare!
– Tao tao!
– Ciao ciao a tutti quanti, benvenuti a tutti voi! Ciao ciao a tutti quanti, benvenuti a voi!
E salutiamo proprio tutti:
– Ciao piedini!
– Taoooo!
– Ciao manine!
– Taoooo!
– Ciao nasino!
– Taoooo!
– Ciao a tutti!
– Tao tituti!
E di nuovo la strofa battendo le mani sulle cosce. È già Body Percussion!
Potremmo cantarla infinite volte. La cantiamo la mattina mentre le cambio il pannolino; e la sera mentre le metto il pigiama. È il nostro piccolo rito musicale.
– Ssssssss.
Si porta il ditino alla punta del naso.
E guarda fuori dalla finestra.
– Aaaaaaqua! Aaaaaaqua!
– Dici che piove?
Apro.
È una pioggerella leggera, profumata.
– Aaaaaaqua!
Lo dice indicando le nuvole.
Rientriamo e si mette seduta. Fa un profondo sospiro e appoggia la testolina sul cuscino, sederino all’insú!

Piccoli Musicanti III

Ci sono F. (quasi 24 mesi) e la sua mamma. Gli altri bimbi non ci sono ancora.
Oggi fa un gran freddo.
F. corre ridendo per tutta la stanza della musica.
La mamma attende un po’, poi si siede sul pavimento.
Io comincio a cantare e lui si abbraccia alla sua mamma.
Fuori è già buio. Gli altri bimbi non verranno. È l’ inverno.
Tiro fuori i foulard colorati.
F. ne prende alcuni e gioca a nascondere il volto della mamma.
Lei si lascia andare completamente al suo entusiasmo. Si baciano, si chiamano, si sorridono.
F. guarda il foulard, si mette seduto, li raccoglie intorno a se e li percuote con le mani.
Intono un chant per accompagnare il suo gesto.
– Pa pa pa!
Li teniamo tra le mani, li strofiniamo, li lanciamo.
– Frrrrr … Pa!
Ci sdraiamo.
Poi F. fa un’espressione gioiosa e stupita. Indica la sua scoperta!
– Oh! Oh!
Guardo sotto il mobile dell’ impianto stereo.
Una delle mie palline morbide, che deve essere rotolata lì durante l’ ultima lezione.
– Oh! Ooooohhhh!
La prendo e la porgo a F., che la stringe tra le mani sorridendo.
Rivolge lo sguardo alla sua mamma e si scambiano un’espressione complice.
Quando giochiamo con le palline, F. di solito ne raccoglie il maggior numero e le mette sotto le gambe della mamma, seduta come una chioccia.
Adesso c’è una sola pallina.
La da alla mamma e io la invito a farla rotolare durante le note lunghe di una melodia.
F. guarda la pallina rotolare, la prende, la stringe, la lancia contro il muro, sul pavimento.
E ride.
Ma non imita la sua mamma.
Canto frammenti.
All’improvviso si avvicina a noi e osserva i foulard. Si mette in ginocchio.
Ha un’idea.
Poggia la pallina e la copre con i foulard.
Poi finge di cercarla e quando la scopre fa un’espressione sorpresa, allarga le braccia ed intona un suono lungo.
Adesso il gioco è questo: mentre canto una melodia ondeggiante e dolce nascondiamo la pallina sotto i foulard.
Sull’ultimo inciso, carico di sospensione la cerchiamo, e sulla tonica la scopriamo.
Ripetiamo questo gioco molte volte.
F. si diverte ed è contento che abbiamo capito. Così lascia a noi il compito di nascondere la pallina. Lui, mentre io e la sua mamma cantiamo, si dondola seguendo il ritmo e l’ andamento della melodia.
Il tempo sembra rimanere sospeso intorno a questo momento.
F. sospira. È soddisfatto.
Prende la pallina ancora una volta. E la lascia andare. È stanco.
Cantiamo il saluto.

Ninnannanninnannoè, Pino Daniele

La ninna nanna.
G. I. (12 mesi e 23 giorni) non ha più voglia o bisogno di sentire la ninna nanna.
Noi ci sdraiamo vicine e lei si addormenta. Ciucciando, mordicchiando, ridendo, giocando, sospirando, a volte canticchiando.
Ma la ninna nanna, io non la canto più.
Intendo infinite volte, e ancora e di nuovo. No.
Lei sta crescendo, io mi sono stufata un po’ forse. Ed è successo così, naturalmente. Sfumando.
E adesso ci ripenso.
La ninna nanna è un’esperienza dolcissima: è una melodia, un rito, un tocco, un momento unico, ogni volta.
La ninna nanna non si sceglie.
Quella che io avevo scelto, perché mi piace tanto, perché mio marito adora Pino Daniele, perché il suono del napoletano ha qualcosa di magico e ironico … non ha mai funzionato.
Troppo interessante, troppo emozionante.
Ninnannanninnannoè

La ninna nanna emerge, se la si sa aspettare.
Dondolando, mentre fuori pioviggina, ed è inverno. E G. I. è stretta a me, e piange. Perché? Non lo so.
Respiro. La tengo. Dondolo.
E la voce, da se, canta.
Una melodia imparata a vent’anni.
Una melodia africana.
Senjua Dendende Senjua.
Respiro. La tengo. Canto. Ad libitum.
E lei, si addormenta.

La ninna nanna è un dono di famiglia.
Mia suocera l’ ha insegnata a mia cognata che l’ ha cantata a sua figlia, e a Natale tutte insieme l’ abbiamo cantata a G. I.
Come si fa in una tribù.
Oh oh oh!
Tutti dormono e idda no!
E su idda non voli durmiri
Coppa ‘ndo culu sa quantu n’haviri!
N’haviri quattrucentu
Figghia di oru figghia d’argentu!
Oh oh oh!
Tutti dormono e idda no!
E su idda non voli durmiri
Vastunatedde sa quantu n’haviri!
N’haviriin quantità
Lerullallerullallerullallà!!!

La ninna nanna non è sempre la stessa.
Noi ne abbiamo avute due, a volte tre, perché l’ umore cambia, perché il tempo cambia, e nemmeno noi siamo sempre uguali, anche se il bisogno di non avere paura ci accompagna in ogni istante.

La ninna nanna non può essere cantata per sempre.
Ma non si dimentica. E risuona quando abbiamo bisogno di chiudere gli occhi, lasciare andare la tensione, accettare il buio.
Rimane sulla pelle. Nel respiro. Nel cuore.