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Qui e ora XX

E succede che in un caldo pomeriggio di agosto me ne sto lì, davanti a una tazzina di caffè, girando il cucchiaino tra quei pensieri fissi che non mi danno pace.

– Ehi mamma, dai …

Seguono baci a raffica.

– Dai! Giochiamo con i foulard colorati.

– Hmmm …

– Sì!!! Con la musica rilassante … un prélude! Dai!

Debussy, Danseuse de Delphes

Debussy, La fille aux cheveux de lin

Debussy, La danse de Puck

Debussy, Bruyères

 

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.                                             Maria Montessori

 

 

Piccoli Musicanti V

Con l’ autunno, le piogge.
La mattina, quando suona la sveglia, si vorrebbe rimanere ancora un po’ sotto le coperte.
Drrrr Pà! Drrrr Pà!
– Sí! Perché fa freddo!, dice la piccola L.
Cantiamo e ci riscaldiamo…clap clap, pat pat, bum bum…dalla testa ai piedi!
– Non sentiamo più freddo, maestra!
– Bene!
– Siamo svegli!
– Allora andiamo a fare una passeggiata nel bosco…come sarà il bosco d’autunno?
– Ci sono tutti i colori! Giallo, rosso…
– Marrone…perché cadono le foglie!
Dicono L. ed A.
– E se camminiamo…
– Crrr, frrr, szzz, scrrr… Dice il piccolo N. arricciando il visino.
– Come le patate, maestra!!!, esclama L.
– Come le patate???
– Sí croccano le foglie!
– Ahahahah!
Non sarà più lo stesso un bosco, in autunno.
Cantiamo e crocchiamo!

Coincidenze … Corrispondenze

G. I. (18 mesi e poco più) dice in tedesco quattro parole.
Se le si chiede -Dov’è Greta Ilda?, lei risponde – Da!, mettendosi le manine sul petto.
Se le si da un pezzetto di cioccolata, lei poi ne chiede di nuovo puntando il ditino, – Noch!
La mattina bussa sul mio seno e apre le manine con la faccina un po’ delusa: – Nenna, zu!
E se vede una mela, con un certo stupore dice – Apf(el)!

La Camera d’ascolto, René Magritte

Quel che resta …

Era un pacchettino natalizio. Un carillon.
White Christmas.
L’ anno prima che G. I. nascesse. Una cosina semplice, che mi ha regalato una ragazza deliziosa, e che è rimasta lì tutto quel tempo, ad aspettare sullo scaffale della libreria.

Oggi G. I. (18 mesi e 4 giorni) deve giocare in veranda, ha il raffreddore.
Ma prima bisogna avere qualcosa di interessante da fare.
Con il papà, stanno frugando nel pensile delle cianfrusaglie.
– Guarda Greta!
Lei ha il nasino all’ insú e aspetta.
– Ah! Papà!
Tende le manine. Papà gira la chiavetta e si sente la melodia, un po’ stonata.
– Tieni. Te lo ricordi?
G. I. prende il pacchettino tra le mani e siccome c’è attaccato un campanellino, si sente il tintinnio mentre corre a sedersi al sole. Sta trafficando. Il papà è appoggiato al davanzale.

C’è vento e dev’essere sua la colpa. O magari è da quando aveva tre mesi che G. I. non riusciva ad immaginare perché un pacchettino di cartone potesse produrre una melodia.
In fondo non sono le cose che cambiano, ma cambia il nostro modo di conoscerle.
A tre mesi non riusciva ancora ad afferrare bene le cose. E c’erano i nastrini colorati, il campanellino, la cordicella, e questa bella immagine rotonda e verde con qualcosa di rosso. Se ne stava nella sua sdraietta ad ascoltare e fissare, mentre facevo la doccia o qualche faccenda.
A sei mesi poteva ormai afferrare il pacchettino dai manici e qualche tempo dopo andarsene in giro sbatacchiandolo.
Dopo il trasloco lo avevo messo da parte, per ricordo.

La melodia rallenta, rallenta, si spegne.
– Ecco … Lo ha fatto a brandelli …
Ma sembra molto soddisfatta della scoperta.
– Papà! Papà!
Lui prende la scatoletta nera che lei gli porge e gira ancora la chiavetta.
White Christmas.

La sera il vento non ha ancora smesso di fischiare.
Abbiamo raccolto i resti del pacchettino e la scatoletta.
– Mamma!
– Vuoi sentirla?
Sorride. Non sa ancora dire sì.
Lei si mette in piedi, stringe la scatolina nera al petto, si dondola e poi mi saluta con la manina. Esce dalla stanza e chiude la porta. Io resto seduta sul pavimento, a qualche passetto.
Toc toc.
– Chi è!
Lei apre, si avvicina, mi da un bacio.
E torna a chiudere la porta, scomparendo.
Toc toc.
– Chi è?
Si affaccia, oltrepassa la soglia, richiude la porta.
– Ahia!
Si è pizzicata un poco il dito. È difficile fare tutto tenendo il carillon stretto stretto con l’ altra mano. La musica rallenta, lei si siede di fronte a me e ascolta.
– Mamma!
Carico il carillon e il gioco ricomincia, di nuovo e ancora, ma ha imparato a non pizzicarsi più il dito.

Illuminazioni

Siamo sedute a terra, ognuna su un cuscino rosso. Li ha sistemati così G. I. (18 mesi e 1 giorno).
Io ho le gambe incrociate a indiano e lei tiene le gambette distese e i piedi a martello.
– Che facciamo, Greta Ilda?
Lei mi guarda, sorride. Ci pensa su. E batte le manine contemporaneamente sulle cosce.
– Hmm?
Vuoi cantare!
– Tao tao!
– Ciao ciao a tutti quanti, benvenuti a tutti voi! Ciao ciao a tutti quanti, benvenuti a voi!
E salutiamo proprio tutti:
– Ciao piedini!
– Taoooo!
– Ciao manine!
– Taoooo!
– Ciao nasino!
– Taoooo!
– Ciao a tutti!
– Tao tituti!
E di nuovo la strofa battendo le mani sulle cosce. È già Body Percussion!
Potremmo cantarla infinite volte. La cantiamo la mattina mentre le cambio il pannolino; e la sera mentre le metto il pigiama. È il nostro piccolo rito musicale.
– Ssssssss.
Si porta il ditino alla punta del naso.
E guarda fuori dalla finestra.
– Aaaaaaqua! Aaaaaaqua!
– Dici che piove?
Apro.
È una pioggerella leggera, profumata.
– Aaaaaaqua!
Lo dice indicando le nuvole.
Rientriamo e si mette seduta. Fa un profondo sospiro e appoggia la testolina sul cuscino, sederino all’insú!

Piccoli Musicanti IV

Marzo. È lunedì pomeriggio. Piove.
Oggi porto G. I. (17 mesi e 14 giorni) a lavoro con me.
I bimbi aspettano che io la leghi sulla mia schiena, dondolandosi.
Ci disponiamo in cerchio per il saluto. Sento G. I. molto attenta. I bimbi le sorridono e si sorridono tra di loro.
Distribuisco i foulard colorati e trasparenti. Siamo stelle che galleggiano nell’universo. Alla fine della melodia, un inciso di semicrome, ci fa girare, correre, saltare. A volte rimane il silenzio.
G. I. si diverte, segue i bimbi con la testolina e ride. Anche i bimbi ridono: che succederà?!
Arrivano due ritardatarie.
Sarà meglio prendere l’ astronave, adesso che siamo in tanti!
Ci disponiamo nuovamente in cerchio.
L’ astronave parte con una formula magica: kuu kuu ku tschi tschi!
Sapete dirlo tutti!?
– Kuu kuu ku tchi tchi!!
G. I. ballonzola sulla mia schiena, mentre gli altri bimbi danzano con me.
Nell’universo ci sono molti pianeti su cui capita di incontrare strani personaggi.
C’è ad esempio un Re e noi dobbiamo obbedire ai suoi ordini.
Suono i bongos mentre tutti si muovono alla rinfusa. G. I. adesso sbircia oltre le mie spalle.
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– Toccate il vostro naso!
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
G. I. si scatena dentro la fascia, muove le mani le gambe e il bacino. E si ferma ad ogni ordine.
– Dormite e russate!
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– In piedi!
Tuubadiibatuubadiibadonbatiibatuubadonbatiibatoobadonbatiibatuubadonbató!
I bimbi dondolano, si muovono come palloncini.
G. I. saltella, ma poi si ferma. Ascolta. E ricomincia, più lenta.
– Seduti composti!
Tuubadiibatuubadiibadonbatiibatuubadonbatiibatoobadonbatiibatuubadonbató!
– Mani sulla pancia!
A G. I. il ritmo presto piace di più! Lei mi anticipa e io suono: Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
Hanno tutti il fiatone e gli occhi grandi.
L’ ultima corsa.
Tubadibatubadidonbatibatubatidó!
– Respirate profondamente!
Inspirano. Soffiano. Sorridono.
A volte nell’universo si incontra un Vanitoso. E un vanitoso vuole molti applausi, perciò ascoltiamo una musica pomposa e impariamo ad applaudire così:
O già tu, Ca la mu, Öc de bo, A ca to!
– Maestra! Ci vogliono anche dei fiori!
A. (3 anni e poco più) ha ragione!
– Come vogliamo regalarli questi fiori?
– Così!
E muove il braccio come se lanciasse una manciata di petali!
E fa: – Sssssccccchhhhhhh!
– Sarà contento il Vanitoso?
Fanno sì con la testa.
A volte è già tardi e si torna a casa.
– Mamma! – dice la piccola A. – oggi abbiamo fatto “la raccontanza” del Piccolo Principe.

Piccoli Musicanti III

Ci sono F. (quasi 24 mesi) e la sua mamma. Gli altri bimbi non ci sono ancora.
Oggi fa un gran freddo.
F. corre ridendo per tutta la stanza della musica.
La mamma attende un po’, poi si siede sul pavimento.
Io comincio a cantare e lui si abbraccia alla sua mamma.
Fuori è già buio. Gli altri bimbi non verranno. È l’ inverno.
Tiro fuori i foulard colorati.
F. ne prende alcuni e gioca a nascondere il volto della mamma.
Lei si lascia andare completamente al suo entusiasmo. Si baciano, si chiamano, si sorridono.
F. guarda il foulard, si mette seduto, li raccoglie intorno a se e li percuote con le mani.
Intono un chant per accompagnare il suo gesto.
– Pa pa pa!
Li teniamo tra le mani, li strofiniamo, li lanciamo.
– Frrrrr … Pa!
Ci sdraiamo.
Poi F. fa un’espressione gioiosa e stupita. Indica la sua scoperta!
– Oh! Oh!
Guardo sotto il mobile dell’ impianto stereo.
Una delle mie palline morbide, che deve essere rotolata lì durante l’ ultima lezione.
– Oh! Ooooohhhh!
La prendo e la porgo a F., che la stringe tra le mani sorridendo.
Rivolge lo sguardo alla sua mamma e si scambiano un’espressione complice.
Quando giochiamo con le palline, F. di solito ne raccoglie il maggior numero e le mette sotto le gambe della mamma, seduta come una chioccia.
Adesso c’è una sola pallina.
La da alla mamma e io la invito a farla rotolare durante le note lunghe di una melodia.
F. guarda la pallina rotolare, la prende, la stringe, la lancia contro il muro, sul pavimento.
E ride.
Ma non imita la sua mamma.
Canto frammenti.
All’improvviso si avvicina a noi e osserva i foulard. Si mette in ginocchio.
Ha un’idea.
Poggia la pallina e la copre con i foulard.
Poi finge di cercarla e quando la scopre fa un’espressione sorpresa, allarga le braccia ed intona un suono lungo.
Adesso il gioco è questo: mentre canto una melodia ondeggiante e dolce nascondiamo la pallina sotto i foulard.
Sull’ultimo inciso, carico di sospensione la cerchiamo, e sulla tonica la scopriamo.
Ripetiamo questo gioco molte volte.
F. si diverte ed è contento che abbiamo capito. Così lascia a noi il compito di nascondere la pallina. Lui, mentre io e la sua mamma cantiamo, si dondola seguendo il ritmo e l’ andamento della melodia.
Il tempo sembra rimanere sospeso intorno a questo momento.
F. sospira. È soddisfatto.
Prende la pallina ancora una volta. E la lascia andare. È stanco.
Cantiamo il saluto.

Piccoli Musicanti II

– Maestra? Ma noi siamo buoni…?…se facciamo quello che dici tu?
Ok.
Devo essere particolarmente stanca, o è il tempo sempre incerto, o il mio cuore è fragile, perché non so come sono arrivata a questa domanda.
Mi metterei seduta a pensare, ma non è per me soltanto che devo trovare una risposta.
Intanto questa bimba di appena 5 anni se ne sta davanti a me, finalmente tranquilla, la testolina inclinata, lo sguardo grande. Non ha balbettato, non si rotola sul pavimento, non saltella ridacchiando.
Lo sa anche lei che si tratta di una questione importante.
– Voi siete sempre buoni.
In una mano tengo il piatto sospeso, nell’altra il battente.
Avevo proposto un gioco.
Gli elementi buoni c’erano tutti: cadere a terra, dondolare, mantenersi in equilibrio.
E invece era solo un gridare, correre e scontrarsi senza controllo.
Ho sostenuto il tono della voce e li ho richiamati intorno a me. Forse, semplicemente, abbiamo dimenticato perché siamo lì, e magari non ne abbiamo più voglia davvero.
– Voi siete buoni sempre. Il punto è che ogni gioco ha le sue regole. Senza le regole il gioco non vale. Vi va di giocare?
Si consultano con gli sguardi.
– Io sono qui per questo. Per giocare con voi. Possiamo smettere di giocare, ma è un peccato, perché ci rivedremo tra una settimana.
– Nooooo.
Tutti e tre insieme.
– Allora, se vi va di giocare le regole sono queste.
E spiego.
Fanno sìsì con la testa.
La canzone del vento è in dorico e ha delle lunghe pause tra una frase e l’ altra. Mentre canto dondolano leggeri e sulla pausa rimangono su un solo piede, sospesi … aspettano … CIAFF!!!
Al suono del piatto cadono ridendo e rimangono sdraiati sospirando.
Sono luminosi.
E ridono, con incredibili personali sfumature. Ascoltano. Si osservano. Sono complici.
– Maestra! È pazzerello questo vento!
E rido anch’io.