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Piccoli Musicanti V

Con l’ autunno, le piogge.
La mattina, quando suona la sveglia, si vorrebbe rimanere ancora un po’ sotto le coperte.
Drrrr Pà! Drrrr Pà!
– Sí! Perché fa freddo!, dice la piccola L.
Cantiamo e ci riscaldiamo…clap clap, pat pat, bum bum…dalla testa ai piedi!
– Non sentiamo più freddo, maestra!
– Bene!
– Siamo svegli!
– Allora andiamo a fare una passeggiata nel bosco…come sarà il bosco d’autunno?
– Ci sono tutti i colori! Giallo, rosso…
– Marrone…perché cadono le foglie!
Dicono L. ed A.
– E se camminiamo…
– Crrr, frrr, szzz, scrrr… Dice il piccolo N. arricciando il visino.
– Come le patate, maestra!!!, esclama L.
– Come le patate???
– Sí croccano le foglie!
– Ahahahah!
Non sarà più lo stesso un bosco, in autunno.
Cantiamo e crocchiamo!

La mansarda

L’autunno, la pioggia.
E io me ne sto qui, sotto le coperte, ad ascoltare.
G. I. dorme.
Mio marito armeggia ad una vecchia macchina del caffè.
È l’ una di notte o quasi.
Le persiane non sono completamente chiuse e lasciano entrare una luce violetta, malinconica.
In questa grande, meravigliosa stanza … mi ci sento quasi perdura.
La macchina del caffè l’ abbiamo vinta con i punti di un concorso abbinato a un distributore di benzina quando abitavamo a Pedara, nella mansarda.
Sono passati quattro anni, anche se fatico a tenere il conto.
Era un appartamento minuscolo, al quarto piano di una palazzina senza ascensore.
Non aveva pareti vere. Le camere erano divise con il legno laminato.
Mio marito entrava a stento nella doccia e sbatteva spesso la testa contro il soffitto.
Non c’era il riscaldamento e gli infissi erano di legno. D’inverno ci scaldavamo com una stufa a gas, accucciati su un vecchio divano.
Per alzarmi la mattina dovevo scavalcare mio marito perché la camera era grande quanto il letto, poco più.
La cucina era minuscola e ci stava dentro pure la lavatrice. Ci stava sopra il cestello asciuga piatti. Aprendo il mobile del lavandino si vedevano i tubi dell’ acqua appesi con il fil di ferro.
La domenica, la signora del piano di sotto metteva su Gianni Celeste per tutto il condominio e dintorni.
Se pioveva, il rumore sulle finestre era tanto forte da far quasi paura. D’estate ci svegliavano i botti e le fanfare delle feste di paese.
Ma ogni mattina, aprivo la finestra, davo il buongiorno alla Montagna, e preparavo un caffè per lui e un cappuccino per me.
Non eravamo ancora sposati.
Ora la macchina del caffè si è rotta, e ad ogni modo, gli ho detto che non c’è spazio nella nuova cucina.
Continua a piovere e si sono fatte le tre.
Mio marito aggiusta sempre tutto.
– Amore, mi sa che stavolta …
– Va be’ … buonanotte.
– … hai vinto tu.

Joni Mitchell, Night Ride Home (full album)

E poi capitano giornate così, sfilacciate.
Giornate che non se ne può più del sole e della sua sfrontatezza; che il tempo non basta mai per fare quello che conta davvero; che il suono stridulo dell’ ultima lite col marito è rimasto lì, sotto la pelle.
G. I. (13 mesi e 5 giorni) è nervosa, e dispettosa.
Bellissima.
Ma lei ed io siamo un duo stonato oggi.
Metto su Joni Mitchell. Night Ride Home
Così, per caso.
Chiudo a chiave la porta di casa.
Adesso nanna.
Lei mi guarda, limpida, senza timore. Corre.
Si nasconde.
La porto a letto.
Guizza.
Rotola.
Se ne va. Da sola.
Silenzio.
La musica è un alito appena.
Mi guarda, monella.
Corre. Non si stanca, mai.
E fa tutti i suoi capricci.
“Greta Ilda. Adesso basta.”
La mia voce inghiotte la musica.
Lacrime.
Sì, avrei davvero bisogno di piangere.
Invece vado a fare pipì. Da sola, perché ne ho bisogno.
– Basta. Un minuto. Un solo minuto.
Solo il suono della mia pipì.
Respiro. Torno da G. I., che nel suo lettino ha aspettato. Ci guardiamo, cogli occhioni lucidi e l’ espressione confusa, lei; io non so, devo sembrare severa e un po’ invecchiata.
– Che succede mamma?
– Niente.
Lei si lascia stringere al mio petto, mentre dondolo.
Davanti allo specchio, ci sorridiamo, ci nascondiamo il volto, l’ una nell’altra.
La musica adesso è l’ unica cosa rimasta intorno a noi. E rimane. Rimane a lungo.
Il sole se n’è andato chissà dove, finalmente.

Quando mi sveglio è buio. Ma non è tardi, è solo cambiata l’ora.
Lei è incollata al mio petto.
Dorme.
La lascio scivolare accanto a me e la avvolgo in fascia perché l’aria della sera è un po’ più fresca. La musica ormai va ad libitum. Va, fin sotto la pelle.
La guardo.
L’ autunno anche quest’anno dovrà arrivare, bimba mia.