Passaggi di stato V

La Buona Scuola

– Prof! Secondo lei dovremmo protestare per quello che sta succedendo?

Hanno i capelli lunghi e morbidi, la pelle giovane, la voce dolce e lo sguardo disorientato e limpido.

Sono due alunne delle terza classe della Scuola Media di Cerami.

Fuori il vento fruscia tra gli alberi della Villa del paese, il cielo è un po’ velato e l’aria pizzica le narici con il suo profumo di terra brulla.

Il suono della campanella da inizio ad un altro giorno di non-lezione.

Perché a Cerami c’è una sola sezione, ed è vero che c’è stato lo Straordinario Piano Assunzionale, ma qui si aspettano ancora i supplenti. Per fortuna c’è l’Autonomia Scolastica e quei due docenti di strumento musicale (di cui una è me stessa medesima) possono fare i supplenti dei supplenti.

Fino ad ora ho svolto con gli alunni attività ritmiche, Body Percussion, il Gioco dell’Impiccato in versione musicale, cerca l’oggetto (con segnali sonori al posto del solito acqua/fuochino), visione di video delle feste religiose del paese (Prof, deve conoscere le nostre usanze!), abbiamo ascoltato ogni genere di musica dal passato ad oggi (se la connessione regge, se le casse funzionano…), abbiamo fatto il gioco di Pingo Pongo, il Telefono Senza Fili con e senza cronometro, e l’antichissimo ma ancora in uso Gioco della Bottiglia/Obbligo o Verità.

Ed è già ottobre.

Mentre percorro in auto la strada da Cerami verso casa – quasi due ore di tornanti (disseminati di cartelli che invitano all’attenzione per strada dissestata), campi arsi, oliveti e cattedrali di fichi d’india, bestie al pascolo (e qualche volta te ne capita una di bestia dopo la prossima curva), casolari abbandonati, pale a vento e oscenità edilizie all’orizzonte – mi chiedo come poter essere un’insegnante più carismatica, in stile Attimo fuggente, o se il fagottino di frustrazione che mi trascino dietro sia dovuto alla sensazione di non poter dare il meglio di me come insegnante di pianoforte a questi ragazzi che se lo meritano e ne hanno semplicemente il diritto.

– Professore’ … cinque ore??? Non è per lei … lei ci piace … però …

Che barba che noia che noia che barba. Siamo sempre io e te, te ed io.  Sandra Mondaini

 

Passaggi di Stato III

Gli anni eterni: letture di una studentessa.

Le materie di insegnamento entrate nella nostra tradizione didattica si possono ridurre a quattro: la scrittura, la ginnastica, la musica e, secondo alcuni, il disegno. […] quanto alla musica ci sono molte discussioni. Ora i più la imparano semplicemente per diletto, ma gli antichi la inserirono nei programmi educativi, perché la natura stessa, come si è detto spesso, non cerca solo delle rette occupazioni, ma anche un ozio decoroso: e questo è, torniamo a ripeterlo, il principio di tutte le nostre azioni.

[…] non è facile stabilire qual proprietà spetti in proprio alla musica né dire per qual fine la si pratichi, se per gioco o per ristoro, come il sonno ed il bere […] o se piuttosto si debba ritenere che la musica tende alla virtù in quanto, come la ginnastica sviluppa nel corpo certe qualità, così essa può stabilire certi caratteri morali e può abituare a godere rettamente oppure […] essa contribuisce alla nobile occupazione del nostro ozio e alla nostra saggezza.

Non c’è dubbio allora che non bisogno educare i giovani ponendosi come fine il gioco, perché giocando non si impara, dal momento che l’apprendimento è accompagnato da dolore.

E ai fanciulli ed ai giovani non si addice neppure il riposo, ché non conviene il godimento del fine a chi non ha ancora raggiunto la maturità finale.

[…] in nome di che i giovani dovranno imparare proprio essi la musica e non, […], procurarsi il piacere che essa dà e le nozioni che la riguardano per mezzo di qualcuno che professionalmente la eserciti? 

[…]

La prima ricerca che ora dobbiamo condurre è quella che occorre per stabilire se la musica debba o meno essere inserita nel sistema educativo e quale delle tre proprietà […] spetti ad essa, se quella educativa, quella ricreativa o quella di strumento di riposo. Ma probabilmente essa serve per raggiungere tutti e tre questi scopi in quanto essi le appartengono secondo la sua natura.

[…] bisogna evidentemente imparare soprattutto il retto giudizio e il costume a godere delle abitudini convenienti e delle belle azioni, ed acquisirne la capacità.

[…] 

Ora bisogna affrontare una questione già tratta prima: se i giovani debbano essi stessi apprendere a cantare ed a suonare o no. […] ché è cosa ben difficile se non impossibile il diventare buoni giudici di attività che non si sanno eseguire. D’altra parte ai fanciulli bisogna pure procurare un qualche passatempo e a questo proposito ottima escogitazione è stato il sonaglio di Archita, che si dà ai bambini […]. Quel sonaglio è adatto all’infanzia, ma l’educazione è il sonaglio dei più adulti.

[…] Risulta pertanto evidente che l’apprendimento di essa non deve riuscire di ostacolo alle ulteriori attività né fare del corpo un puro strumento meccanico rendendolo inadatto alle occupazioni guerresche o a quelle politiche, impedendo ogni disponibilità per la pratica o per la teoria. 

[…]

Dall’uso degli strumenti e dall’esercizio dell’arte noi mettiamo al bando l’istruzione professionale, intendendo per istruzione professionale quella che ha di mira la preparazione per gli agoni. Chi pratica l’arte in questo senso non tratta la musica come un mezzo per realizzare la propria virtù, ma mira esclusivamente al piacere degli uditori, senza preoccuparsi se sia o meno elevato: appunto per ciò riteniamo che questa attività sia servile e non degna di un uomo libero.

Aristotele, La Politica libro VIII

Passaggi di stato II

Catania, 13 settembre 2004: via dal nido.

Indossavo un completo di lino rosso. Non so perché proprio quello.

E non c’è nemmeno una foto.

Niente.

Solo il programma del mio diploma e quegli istanti.

Il trillo del cellulare in commissione, nell’istante in cui ho preparato, con il respiro, le mani sulla tastiera: ” Scusa gioia.”

La 110 limpida e rassicurante.

Il tema infinito della Quarta Ballata e la nostalgia.

Quei maledetti incroci nel terzo movimento di Pour le piano e la velocità.

Il colore grigio della sala.

Lo sguardo geloso.

9/10: in fondo è un bel voto.

“Che dire, bene, benissimo … ma, non era la solita Valerie.”

Come se sapessero chi è Valerie. O magari ero davvero io, quel 9/10. E non sapevo niente di me.

Il diploma di pianoforte succede una sola volta. Non c’è appello. Non c’è secondo premio.

Adesso il rosso non mi sta più. Mi sta addosso ancora la mia paura. Perché a volte semplicemente non si è pronti ad andare oltre, ma tutti dicono che dev’essere così. Che basta: il programma è pronto.

E con i cedimenti e le imperfezioni del tempo bisogna starci, inseguirli, assecondarli, lasciarli andare … tra un tasto nero e uno bianco, tra la punta delle dita e il respiro del cuore.

Odio la scuola. Mi fa impazzire. Appena imparo qualcosa vanno avanti con qualcos’altro. Sally Brown

 

 

 

 

Qui e ora XX

E succede che in un caldo pomeriggio di agosto me ne sto lì, davanti a una tazzina di caffè, girando il cucchiaino tra quei pensieri fissi che non mi danno pace.

– Ehi mamma, dai …

Seguono baci a raffica.

– Dai! Giochiamo con i foulard colorati.

– Hmmm …

– Sì!!! Con la musica rilassante … un prélude! Dai!

Debussy, Danseuse de Delphes

Debussy, La fille aux cheveux de lin

Debussy, La danse de Puck

Debussy, Bruyères

 

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.                                             Maria Montessori

 

 

Passaggi di stato I

A volte mi chiedo quando diventiamo qualcuno. Se lo diventiamo, se lo siamo da sempre, se dipende dalle nostre stagioni, se conta solo se c’è scritto su un diploma.

Sono passati dieci anni dal giorno in cui per la prima volta sono entrata in una classe … sono stata “maestra musica”, sono stata semplicemente Valerie e poi prof.!

E in questi giorni devo presentare il mio CV per l’assegnazione della sede valida per i prossimi tre anni. Titoli, certificazioni, esperienze.

Ti vai chiedendo se non avresti dovuto aggiungere ancora qualcosa, se questa o quella esperienza o titolo vale a spiegare chi sei, quello che ami fare, cerchi di valutare la tua credibilità.

Certe notti resti sveglia a pensare, altre mattine ci pensi appena sveglia.

E il tempo va “sempre avanti”.

Allora l’unico pensiero che mi salva dalla spirale delle paranoie è sapere che ci sono i ragazzi o i bambini, quelli che ho incontrato e quelli che incontrerò.

Tutti.

Perché tutti lasciano dentro di te un seme, per crescere, per diventare quello che è necessario tu sia. Sono immagini, istantanee, massime, momenti … e tutti mi hanno insegnato qualcosa sull’essere un’insegnante.

 

Regalbuto Scuola Secondaria di I Grado 2015/16: l’iniziazione.

Le classi prime:

– Professoressa sono bello così?!

Le mani sul piano, le dita febbrili, la posizione: – Sto calma e suono. E se sbaglio?

– Giusto?

La timidezza di essere se.

– Ho amato il pianoforte quando ho ascoltato un mio amico suonare Per Elisa.

– Sono venuto a studiare a scuola ieri.

Signorina di poche parole.

– Mi sono esercitato! Con che pezzo comincio? Però … non l’ho tanto capito bene. Suono?

 

 

Le classi seconde:

– Professoressa ha ragione! Ci devo credere! Voglio suonare bene!

Solo un sorriso per mascherare il tremore delle dita.

– Buonasera professore’!!! Che faccio suono?

– Prof. c’è una sorpresa: ho comprato il pianoforte … mi esercitavo sul tavolo …

– Eh …? Ah vero! Però ho studiato!

 

Le classi terze:

– Lo so a memoria, ma batto il tempo con il piede … posso?

– Prof., io non ne suono musica lenta!

– Prof. senta questo! L’ho studiato da solo! Non è bellissimo!

Lei che finalmente inclina un po’ la testa e suona per sognare e si lascia andare e si commuove.

– Prof. vuole vedere un mio dipinto?

– Le prove? Che prove? Ah sì!

 

C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini imparano mentre insegnano. L. A. Seneca