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Buon Natale!

Facciamo un breve riepilogo:

  1. Non esistono bambini monelli che troveranno regali non belli! (Quando sarebbe meglio insegnare ai bimbi i “classici” di ogni Natale)
  2. Lasciate che i bambini giochino da soli, ma non in solitudine.
  3. Ascoltate i bambini con pazienza.
  4. Siate onesti sui vostri sentimenti e confessateli senza vergogna. I bambini ascoltano.
  5. Prendetevi il tempo di respirare. Solo quello.
  6. Il capriccio non è un dispetto. Ci vuole un abbraccio.
  7. “Mamma! Una cosa bella!” – La bellezza non guarisce, ma allevia.
  8. I bambini sanno tutto. Lasciate che lo scoprano.
  9. “Mamma, io so tutto dell’amore.”
  10. La mente umana è musicale.

Grazie a chi a letto fino a qui. Vi auguro ogni bene secondo i vostri autentici desideri.

Valerie

 

 

Passaggi di Stato VI – Dalle nuvole al mare

Rientro dal lavoro. Mi hanno assegnato ad una cosiddetta scuola di frontiera. E su di me resta sempre un pizzico dell’ombra che questi ragazzi hanno nello sguardo. L’ombra della paura, della miseria, dell’abbandono.

– Mamma mamma mamma mamma mamma ad libitum.

Non ce la posso fare. Modalità: isteria.

Poi ricordo Keith Jarrett. Chissà, penso, forse …

Don’t ever leave me.

– Mamma adesso eravamo balene.

Fa un respiro e va sott’acqua. Nuota. Poi riemerge. E respira ancora.

A bassa voce.

– Tu sei la mamma e io il tuo piccolo e nuoto sotto di te.

A gattoni, siamo una dentro l’altra, di nuovo.

Someone to watch over me:

– Mamma adesso eravamo delfini. Il mare è la nostra coperta!

Adesso siamo sopra l’acqua. G. I. trova un palloncino. Siamo così lente mentre giochiamo tra le onde. Mi siedo a gambe incrociate e lei viene in braccio a me.

– Mamma, restiamo per sempre delfini.

Nuotiamo ancora insieme e raggiungiamo un luogo, una mattonella:

– Mamma, qui c’è il grande potere e solo io posso toccarlo. Mi allontano, non avere paura!

Nuota dall’altra parte del mare, fino alla grande montagna di fuoco.

 

Il mio desiderio è che la musica possa essere anche solo un sollievo per i miei alunni.

Passaggi di stato V

La Buona Scuola

– Prof! Secondo lei dovremmo protestare per quello che sta succedendo?

Hanno i capelli lunghi e morbidi, la pelle giovane, la voce dolce e lo sguardo disorientato e limpido.

Sono due alunne delle terza classe della Scuola Media di Cerami.

Fuori il vento fruscia tra gli alberi della Villa del paese, il cielo è un po’ velato e l’aria pizzica le narici con il suo profumo di terra brulla.

Il suono della campanella da inizio ad un altro giorno di non-lezione.

Perché a Cerami c’è una sola sezione, ed è vero che c’è stato lo Straordinario Piano Assunzionale, ma qui si aspettano ancora i supplenti. Per fortuna c’è l’Autonomia Scolastica e quei due docenti di strumento musicale (di cui una è me stessa medesima) possono fare i supplenti dei supplenti.

Fino ad ora ho svolto con gli alunni attività ritmiche, Body Percussion, il Gioco dell’Impiccato in versione musicale, cerca l’oggetto (con segnali sonori al posto del solito acqua/fuochino), visione di video delle feste religiose del paese (Prof, deve conoscere le nostre usanze!), abbiamo ascoltato ogni genere di musica dal passato ad oggi (se la connessione regge, se le casse funzionano…), abbiamo fatto il gioco di Pingo Pongo, il Telefono Senza Fili con e senza cronometro, e l’antichissimo ma ancora in uso Gioco della Bottiglia/Obbligo o Verità.

Ed è già ottobre.

Mentre percorro in auto la strada da Cerami verso casa – quasi due ore di tornanti (disseminati di cartelli che invitano all’attenzione per strada dissestata), campi arsi, oliveti e cattedrali di fichi d’india, bestie al pascolo (e qualche volta te ne capita una di bestia dopo la prossima curva), casolari abbandonati, pale a vento e oscenità edilizie all’orizzonte – mi chiedo come poter essere un’insegnante più carismatica, in stile Attimo fuggente, o se il fagottino di frustrazione che mi trascino dietro sia dovuto alla sensazione di non poter dare il meglio di me come insegnante di pianoforte a questi ragazzi che se lo meritano e ne hanno semplicemente il diritto.

– Professore’ … cinque ore??? Non è per lei … lei ci piace … però …

Che barba che noia che noia che barba. Siamo sempre io e te, te ed io.  Sandra Mondaini