Ai miei tempi … le scuole elementari

Ai miei tempi, la scuola era semplice: studiavo bene, prendevo un voto alto; studiavo male, prendevo un voto basso.

A scuola elementare avevamo il sussidiario, un testo unico per tutti i saperi, sintetico e ordinato. Quello che non era scritto nel sussidiario, ce lo raccontava la maestra, oppure dovevamo fare una ricerca sull’Enciclopedia. Poiché non tutti possedevano quei costosi volumi, le ricerche venivano spesso condivise e lette in classe per i compagni.

Sul quaderno di lingua italiana facevamo i pensierini del giorno e scrivevamo in genere quello che ci passava per la testa o quello che ci sembrava giusto ci passasse per la testa per essere apprezzati dalla comunità di classe. Facevamo il dettato, il riassunto e in quinta elementare il tema.

Ricordo un’attività particolarmente interessante che la mia maestra chiamava “educazione all’immagine”. La maestra sceglieva un’immagine dal nostro libro o magari da una rivista scolastica e ci chiedeva di esprimere le emozioni e le impressioni che quell’immagine suscitava in noi. A volte l’attività si svolgeva in maniera collettiva, altre volte ognuno scriveva sul proprio quaderno.

Ammetto di non avere mai avuto tanto ardimento da dichiarare che a volte l’immagine scelta dalla maestra non mi piaceva affatto o non suscitava i buoni sentimenti che forse lei si sarebbe aspettata. La maestra avrebbe siglato comunque il mio lavoro? Avrei scoperto che altri compagni la pensavano come me? La maestra ci avrebbe mai fatto commentare un’immagine scelta da uno di noi? Non c’era alcun dubbio che la maestra fosse la legge, la fonte del sapere, la disciplina e l’amore, il che aveva un effetto rassicurante, malgrado alcune imperfezioni del metodo. Alla maestra davamo del lei. Noi bambini eravamo tutti uguali, semplicemente quello che eravamo, e incorrevamo per vie alterne, nelle ire e nelle grazie della maestra.

In quinta elementare abbiamo fatto gli esami. Ricordo la prova scritta di italiano, il problema di matematica, la lettura ad alta voce e la spiegazione orale della lettura.

Oggi i bambini frequentano la scuola primaria hanno un sacco di compiti da fare a casa. Hanno uno zaino pesante sulle spalle, un libro e un quaderno per ogni materia. Hanno un modulo di maestre, in qualche caso anche maestri, e hanno un orario settimanale. Sono divisi in categorie: ci sono i bes, i dsa, gli iperattivi, quelli che forse sono nello spettro autistico, quelli che hanno la maestra di sostegno e quelli che dovrebbero averla, quelli che sono intelligenti però poco volenterosi, e i più bravi della classe – questi suddivisi a loro volta in saccenti maleducati e modesti ed educati.

Alle maestre danno del tu, mentre le mamme comunicano con loro attraverso il gruppo su whatsapp.

Onestamente non so se ai bambini qualcuno chieda il pensierino del giorno, visto che mia figlia va ancora alla scuola materna e io insegno alle scuole medie, ma so che riempiono molte schede, mettono le x sulle verifiche e studiano con gli schemi. Ogni pagina dei loro libri ricorda alle maestre quali abilità e competenze devono essere sviluppate a conclusione di ogni unità didattica o di apprendimento.

L’esame di quinta elementare non si fa più.

Io quel giorno lo ricordo: mi sono sentita un po’ più grande, e la maestra ci guardava con un certo orgoglio.

 

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