Passaggi di Stato VI – Dalle nuvole al mare

Rientro dal lavoro. Mi hanno assegnato ad una cosiddetta scuola di frontiera. E su di me resta sempre un pizzico dell’ombra che questi ragazzi hanno nello sguardo. L’ombra della paura, della miseria, dell’abbandono.

– Mamma mamma mamma mamma mamma ad libitum.

Non ce la posso fare. Modalità: isteria.

Poi ricordo Keith Jarrett. Chissà, penso, forse …

Don’t ever leave me.

– Mamma adesso eravamo balene.

Fa un respiro e va sott’acqua. Nuota. Poi riemerge. E respira ancora.

A bassa voce.

– Tu sei la mamma e io il tuo piccolo e nuoto sotto di te.

A gattoni, siamo una dentro l’altra, di nuovo.

Someone to watch over me:

– Mamma adesso eravamo delfini. Il mare è la nostra coperta!

Adesso siamo sopra l’acqua. G. I. trova un palloncino. Siamo così lente mentre giochiamo tra le onde. Mi siedo a gambe incrociate e lei viene in braccio a me.

– Mamma, restiamo per sempre delfini.

Nuotiamo ancora insieme e raggiungiamo un luogo, una mattonella:

– Mamma, qui c’è il grande potere e solo io posso toccarlo. Mi allontano, non avere paura!

Nuota dall’altra parte del mare, fino alla grande montagna di fuoco.

 

Il mio desiderio è che la musica possa essere anche solo un sollievo per i miei alunni.

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